venerdì 31 marzo 2017

ALIEN ZONE/HOUSE OF THE DEAD (1978) Sharron Miller



Questo film episodico viene catalogato con l'ambiguo titolo "Alien Zone", cosa che appare piuttosto strana dato che di alieni non se ne vedono. Trattasi invece di un onesto e dimenticatissimo film antologico che scava nel solco tracciato dalla rinomata Amicus di Rosenberg e Subotski.

Talmudge (John Ericson) consuma una relazione fedifraga con una donna; una notte, sorpreso dalla pioggia, trova riparo in un edificio che scoprirà essere una "casa dei morti" gestita da un misterioso becchino (Ivor Francis) che comincia subito a raccontargli gli eventi per i quali si ritrova così fornito di clienti. Primo feretro: una zitella acida e rancorosa percepisce una presenza estranea nel suo appartamento; la minaccia invisibile si paleserà in un gruppo di bambini deformi venuti a riscattare il loro "dolcetto o scherzetto". Secondo feretro: un serial killer ama riprendersi con una cinepresa mentre strangola disponibili ospiti femminili. Terzo feretro: la sfida tra due ispettori di polizia si risolve con la morte violenta di entrambi. Quarto feretro: un uomo d'affari che disprezza i barboni si ritroverà, dopo un trattamento coercitivo e umiliante, a vagabondare per le strade come un ubriacone puzzolente. Il cerco si chiude. Il quinto feretro è , naturalmente, quello destinato a Talmudge che, fuggito dalla casa, viene ucciso in un vicolo a colpi di pistola. L'ambulanza che porta via il cadavere è occupata dal becchino cantastorie.



Niente per cui strapparsi i capelli, tuttavia il film di Miller ( regista poi attivo soprattutto in ambito televisivo, vedi "Grizzly Adams") si segue con grande piacere, quel piacere legato indissolubilmente al formato episodico mutuato dai fumetti EC che tanto si adatta al cinema horror. Quello antologico è un genere per molti versi bistrattato e sottovalutato a priori per diversi motivi, vuoi per la puerilità delle storie, la mancanza di una tensione continua tra i vari segmenti, il bozzettismo dei personaggi ma, tant'è, le valutazioni critiche su questo tipo di prodotti lasciano sempre il tempo che trovano. Dopotutto i film del terrore ad episodi chiedono agli spettatori solo di sospendere l'incredulità ogni venti o trenta minuti. Cosa non semplice o scontata.

Per questo è richiesta la presenza di un host che non ci faccia rimpiangere il prezzo del biglietto, e qui signore e signori, abbiamo pane e formaggio per i nostri denti: Mr. Ivor Francis è il becchino supremo, la cariatide delle tenebre, il caratterista per antonomasia delle serie tv americane. Attore magnifico e perfetto per la parte, presenza inquietante e molto poco rassicurante. Prodotto da Arthur "Art" Leonard, vecchia conoscenza del cinema "black" anni trenta (cose come "Sepia Cinderella" con la Judy Garland nera Sheila Guys, tanto per intenderci) sotto gli auspici della Myriad Cinema International Inc. con base in Oklahoma, la pellicola fu originariamente concepita con il titolo "Five Faces" poi cambiato in "Five Faces Of Terror" e successivamente in "Alien Zone", con il quale esordì il 14 novembre 1978 a Stillwater, Oklahoma solo per spianare la strada al più sobrio "House of the Dead", rimasto l'unico film prodotto dalla Myriad.



C'è anche il Burr DeBenning protagonista di mille produzione televisive e pure di "Spiaggia Rossa/Beach Red" (1967) di Cornel Wilde. Dvd della Reel Classic Films, NTSC, Region 1. Interpreti: John Ericson, Ivor Francis, Burr DeBenning, Judith Novgrod, Charles Aidman, Bernard Fox, Elizabeth MacRae, Richard Gates, Kathie Gibonney, Leslie Paxon.




lunedì 27 febbraio 2017

BILL PAXTON (1955-2017)




Con grande tristezza apprendo solo ora della morte del nostro/vostro Bill Paxton, grazie agli articoli di Aylmer e John Kenneth Muir. Il potere del cinema vuole che io mi senta in lutto manco avessi perso un amico di lunga data. Il che è paradossalmente vero, avendo ammirato il vecchio Bill al cinema mentre veniva spappolato da Arnold, più di trenta anni fa e poi in tutti i suoi film. I coccodrilli sono odiosi, ma non posso farci nulla, sono davvero molto dispiaciuto.


domenica 29 gennaio 2017

NIGHTMARES (1983) Joseph Sargent




I film del terrore ad episodi (i cosiddetti "omnibus") sono una mia grande passione. Una di quelle passioni che ti portano a vedere tutto quanto venga prodotto in questo ambito, tra alti e bassi e prodotti improponibili, ma con un "perché", senza stare a scomodare i grandi classici del genere, quindi "Dead of Night" e i film di Freddie Francis (tra gli altri). Recentemente ho avuto occasione di rivedere questo "Nightmares" di Joseph Sargent (grazie al Blu-ray Shout! Factory/Scream Factory), regista di una marea di film Tv ma anche di "Jaws-Revenge", che non rivedevo da molto, molto tempo.

La storia dei quattro episodi originariamente concepiti per la serie Tv "Darkroom", poi giudicati troppo "forti" per la televisione e impacchettati dalla Universal per una distribuzione cinematografica, dopo aver girato del materiale aggiuntivo è una cazzata; nel commento audio, il produttore esecutivo Andrew Mirisch spiega come l'autore/sceneggiatore Christopher Crowe avesse in realtà concepito l'intero progetto quale episodio pilota per una ipotetica serie antologica targata NBC destinata alla stagione televisiva 1983/84, poi rifiutato e dirottato dalla Universal per la distribuzione nelle sale. Bene. Quello che salta immediatamente all'occhio (oltre alla mancanza di una storia che faccia da cornice ai quattro episodi) è una confezione di tutto rispetto, con una splendida fotografia a cura di Gerald Perry Finnerman (i primi due episodi) e Mario DiLeo (terzo e quarto)  più un cast comprendente Lance Henriksen, Emilio Estevez, Veronica Cartwright, Richard Masur e la stupenda Cristina Raines (già protagonista del misconosciuto "Hex") e quando in un film starreggia Cristina Raines, non si può snobbarlo a prescindere. E' dunque con la bellissima Cristina che si aprono le danze; Chapter One: Terror in Topanga narra della gita notturna di una piacente mogliettina che proprio non ce la fa a restare senza sigarette. Quindi, nonostante gli ammonimenti del marito (Joe Lambie), esce per andare a comprarle. Peccato che nei dintorni si aggiri un temibile serial killer (Lee Ving) che ha già scannato un poliziotto. Ricorda molto l'incipit di "Urban Legend" di Jamie Blanks (1998) e il primo episodio di "Body Bags" di Carpenter-Hooper, con l'ambientazione alla pompa di benzina. Un episodio dignitoso, senza guizzi ma nemmeno soporifero nobilitato pure dalla presenza di William Sanderson e Anthony James.



Emilio Estevez è protagonista del secondo capitolo, ovvero "The Bishop of Battle" in cui interpreta un giovane amante di video games completamente schiavo della sua passione. Suo unico scopo nella vita è infatti quello di completare tutti i livelli di un gioco antesignano dei così chiamati "sparatutto", "The Bishop of Battle" appunto (che parla con la voce di James Tolkan), tanto da entrare abusivamente, di notte, nella sala giochi per realizzare il suo proposito. Naturalmente si ritroverà a dover combattere realmente con i nemici elettronici che saltano fuori dall'apparecchio. L'episodio più costoso del lotto, che si avvalse delle animazioni stile "Tron" generate tramite ACS1200, divertente ed esploitativo, con la musica dei Fear in sottofondo e la partecipazione di Moon Zappa.



L'episodio "The Benediction" può sfoggiare un'intensa interpretazione del grande Lance Henriksen, nel ruolo di un prete in crisi con la fede, inseguito e minacciato da un Chevy 4x4 che sembra provenire dritto dritto dagli inferi. Fortemente derivativo e di conseguenza vittima di una pesante sensazione di déjà vu (è praticamente un remake di "Duel", con un ottimo inizio), si salva proprio grazie alla sofferta maschera di Henriksen e ad un finale cupo e ambiguo, servito con grande professionalità dal bravo Sargent, uno con un'esperienza che molti non vedono neanche con il binocolo ("The Taking of Pelham 123").



L'episodio finale, "Night of the Rat" (l'unico scritto da Jeffrey Bloom), è come da copione il più orrorifico e delirante dell'opera, e narra delle disavventure della famiglia Houston (Richard Masur, Veronica Cartwright e Bridgette Andersen) alle prese con un gigantesco ratto che reclama vendetta per la prole uccisa senza pietà. Naturalmente il pensiero galoppa in direzione "Of Unknow Origin/Di Origine Sconosciuta" (1983) di George Pan Cosmatos, molto bello, in cui Peter Weller affrontava da solo un terribile ratto, solo che qui il tutto si mischia al "gigantismo" di Bert I. Gordon, ricalcando gli effetti del famoso "Food of The God/Il Cibo degli Dei" (1976), con ratto-vitello impazzito per il dolore che grida come una banshee. Finale cupo e triste, nonostante il delirio assoluto, e atmosfera e plot più o meno simile al segmento finale de "L'Occhio del Gatto/Cat's Eye" (1985) di Lewis Teague, scritto da King e prodotto da De Laurentiis, con tutte le cautele del caso, senza contare la gradita partecipazione del vecchio Albert Hague ("Saranno Famosi") nel ruolo del mite disinfestatore Mel Keefer.



 Il film portò a casa 6.670.680$, ma secondo Mirisch i 9.000.000$ di budget  riportati dalle fonti ufficiali rientrano nel territorio delle cazzate, per cui il film (tenuto conto delle vendite TV e Home Video) non fu quell'insuccesso clamoroso di cui si va parlando da una vita. Senza essere un capolavoro imprescindibile, "Nightmares" mantiene tutte le promesse e offre 90 minuti di puro intrattenimento, giocando facilmente (almeno oggi) con il fattore nostalgia soprattutto con il secondo episodio, un vero e proprio tuffo (di pancia) in quei luoghi pieni di luci, colori, fumo, volti, cazzate, piccole prepotenze che rispondevano alla definizione di sale giochi. Il Dvd Anchor Bay del 1999 è fuori catalogo per cui il  Blu-ray ShoutFactory è altamente consigliato, presentando un ottimo transfer e la possibilità di scegliere tra il formato 1.33 e 1.78:1, mica bruscolini. Pochi extra, anzi quasi nulla, ma possiamo accontentarci. INTERPRETI: Cristina Raines, Emilio Estevez, Lance Henriksen, Richard Masur, Veronica Cartwright, Louis Giambalvo, Mariclare Costello, Billy Jayne, Lee Ving, Tony Plana, Joe Lambie, William Jordan.

sabato 14 gennaio 2017

A COLD NIGHT'S DEATH (1973) Jerrold Freedman



Bellissimo Tv Movie trasmesso da ABC il 30 gennaio 1973. Questa volta l'entusiasmo è giustificato perché la caratura dell'opera di Freedman (uno che ha diretto una valanga di film televisivi ma pure "L'Uomo del Confine/Borderline" [1980] con Charles Bronson) è veramente molto alta.

Eli Wallach e Robert Culp, scienziati alle dipendenze della NASA, vengono spediti via elicottero presso la Tower Mountain Research Station, centro di ricerca soffocato dalla neve e dal gelo, per fare luce sui comportamenti a dir poco sospetti del collega preposto allo studio delle reazioni dei primati sottoposti a isolamento in vista di un progetto aerospaziale. C'è poco da indagare poiché lo trovano morto assiderato. Decidono quindi di restare alla stazione per occuparsi delle scimmie, lasciate senza acqua né cibo, e per continuare le ricerche. Solo che c'è qualche cosa che non va. L'atmosfera è tesa, le scimmie si comportano in modo strano, sembra che i due non siano soli. Robert Jones (un grande Robert Culp, che non ha assolutamente bisogno di presentazioni) è quello che sembra sentire maggiormente l'isolamento e la presenza di una minaccia invisibile ma palpabile, mentre il collega Frank Enari (un Eli Wallach veramente in gran spolvero) più pragmatico e deciso, è convinto che l'uomo si stia facendo suggestionare da quanto successo al precedente ricercatore.



Due attori, due stanze, le scimmie, la neve, poco più di un ora di film e Freedman consegna ai posteri un'opera tanto semplice quanto terrorizzante. Ma terrorizzante nel senso "classico" del termine. Nel senso che siamo dalle parti di un "film del terrore" (lasciamo a casa per una volta l'ormai abusatissimo "perturbante" che mi ha davvero rotto i cojoni) che fa paura. Roba che se lo guardi di notte, ti viene da guardarti dietro le spalle. Esagero, probabilmente. Ma mica tanto, perché Freedman e lo sceneggiatore Christopher Knopf riescono a toccare corde lovecraftiane che molti altri addetti ai lavori non hanno mai nemmeno sfiorato. Merito dei due magnifici protagonisti e di un'atmosfera paranoica e allucinata (esasperata pure dalla fotografia di Leonard J. South e dalla colonna sonora dissonante di Gil Melle) che non abbandonano lo spettatore fino alla fine della vicenda. Che non sveliamo. A chi ha apprezzato le opere di Howard Hawks e John Carpenter credo che il film piacerà. Chi considera i film dei seventies come "roba vecchia" è molto meglio che si astenga.


Consigliatissimo. Girano solo dei bootleg derivanti dai passaggi televisivi, ma potete vedervelo qua sotto, oppure procurarvi la novelization a cura di Barbara Harrison. David Berlatsky, responsabile del montaggio di questo e altri mille titoli, è anche il regista del cultuale "The Farmer". INTERPRETI: Eli Wallach, Robert Culp, Michael C. Gwynne.

mercoledì 11 gennaio 2017

FLESH GORDON MEETS THE COSMIC CHEERLEADERS (1990) Howard Ziehm



Tardo seguito del celebre "Flesh Gordon - Andata e Ritorno dal Pianeta Porno" (1974) girato dal solo Ziehm, orfano di Michael Benveniste, scomparso nel 1982.

Inutile fare voli pindarici di fantasia per trovare qualità o grandezze nascoste nel film de/genere di Ziehm. Rispetto all'illustre prototipo, "Cosmic Cheerleaders" è una pellicola cialtrona e ignorante. Spassosa a tratti, sicuramente. Ma opera soprattutto fuori tempo massimo. Dal 1974 sul genere si è detto, scritto e fatto tutto e il contrario di tutto. Già nella decade che diede vita alla Golden Age of Porn, capolavori come "Invasion of the Love Drones" (1977) di Jerome Haimlin e "The Satisfiers of Alpha Blue" (1980) di Gerard Damiano avevano coniugato in modo geniale il porno con la fantascienza, resettando di fatto tutto quello che si era girato, timidamente vista l'epoca, nei cinquanta e nei sessanta (un nome su tutti "Invasion of The Star Creatures" di Bruno VeSota del 1962 con Gloria Victor). Per non parlare di opere strepitose e realmente innovative come "Ultra Flesh" (1980) della specialista Svetlana Marsh con Seka, Lisa De Leeuwe e Jaime Gillis nel ruolo di Fidel Castro, o "Night Dreams" (1981) di Rinse Dream aka Stephen Sayadian.

Comincia con l'astronave-pene del primo episodio questo "Cosmic Cheerleaders", introducendo un Flesh Gordon in piena forma fisica  schiantatosi su pianeta dove comincia subito a battagliare con un mostro verde animato a passo uno che sembra non disdegnare il parterre femminile presente sulla navetta. Ma è tutta una farsa, poiché ci si trova su un set cinematografico dal quale il buon Flesh verrà allontanato, per essere subito rapito dalle Cosmic Cheerleaders (che sono solo in quattro) le quali hanno urgente bisogno di uno stallone terrestre perché, sul pianeta natale, una misteriosa "Evil Presence" ha scagliato un raggio cosmico che ha reso, di fatto, tutti gli uomini impotenti. Accorrono in suo aiuto la solita Dale Ardor e il Dr. Jerkoff, "Scienziato delle tette". Con simili premesse, si capisce subito in quali lidi la pellicola andrà a parare. Nudi non integrali, comicità pecoreccia, effetti speciali volenterosi, rendono questo prodotto assimilabile ad una Tromata in piena regola e, d'altro canto, sono proprio questi gli anni in cui l'impresa di Kaufman&Herz ottiene il successo mondiale, prima con il capostipite della serie "The Toxic Avenger" (1985) poi con altre uscite similari spiananti la strada a capolavori come "A Nymphoid Barbarian in Dinosaur Hell" (1991) e "L'Effetto Notte" di Loyd Kaufman ovvero "Terror Firmer" (1999).

Da rimarcare alcune trovate di Ziehm, a cui la scomparsa del socio ha fatto più male che bene, degne di una citazione, almeno per gli amanti di questa comicità sguaiata. La prima visione di questo filmetto fu, per chi scrive e sicuramente per altri, piuttosto deludente, tuttavia impossibile non fare cenno alla pisciata liberatoria di King Kong, che guarda soddisfatto in camera mentre si scarica sull'astronave "mammellare" di Jerkoff, o il passaggio della stessa tra un gruppo di asteroidi dalla forma inequivocabile che bombardano di peti Dale Ardor e il Dottore, il quale riuscirà a far fronte alla situazione da par suo, tappando letteralmente, e qui mi si perdoni il francesismo, "il bucio" con il lancio di tappi giganti. Comicità intestinale che pare andare a genio a Ziehm che, se nel primo episodio faceva nuotare i protagonisti in uno scarico fognario, qui alza il tiro e li piazza direttamente in un gigantesco intestino dove assistono ad un party organizzato da, vedere per credere, una famiglia di... non so, Crapmen può andare bene? Con tanto di band Pop-Soul e sturacessi come microfoni.

Delirio assoluto. Tra scenografie di cartone, matte paintings non proprio eccellenti, peni giganti in stop-motion e qualche petto siliconato, il gradiente erotico rimane piuttosto basso, affidandosi solo a qualche risibile e demenziale scena di sesso, quella di Flesh con la Queen Frigid (Maureen Webb, carriera sterminata come casting director in cinema e televisione) e a qualche prurito S&M di poco conto. Molto strano, vista l'attitudine hard del suo autore, socio di William Osco nella fondazione della Graffiti negli anni settanta, autore pure di gemme quali "Star Virgin" (1980) e "Naughty Network" (1981) con lo pseudo di Linus Gator. Evidentemente il buon Ziehm sperava di raccogliere una fetta di pubblico più ampia, preferendo sfornare un prodotto spurio come quello in questione, invece di un hard vero e proprio, che rimane ad oggi il suo ultimo cimento registico.



Per quanto riguarda il reparto attoriale, ci si è affidati ad un gruppo di attori non proprio conosciuti, con Vince Murdocco nei panni di Flesh, ex-campione di kickboxing, il Murdocco, poi protagonista di diversi film action come co-star di Don "The Dragon" Wilson e Cynthia Rothrock, vedi "Giustizia bionda" ("Sworn to Justice", 1996) di Paul Maslàk, e anche "Kickboxer 2" del "maestro" Pyun. Classico belloccio biondocrinito, Vince, che è tutt'oggi in attività, si spupazza la bella Robyn Kelly, nel ruolo che fu di Suzanne Fields, purtroppo unico ruolo di un certo rilievo in una carriera avara di successi, mentre il Dottor Jerkoff è interpretato da Tony Travis, attore, musicista e voce per diversi spot pubblicitari radiofonici. Ritorna come guest star William Dennis Hunt, il "Wang The Perverted" del primo episodio. Tutta quanta l'attenzione è però rubata dalla splendida biondona Morgan Fox, qui nei pochi panni di Robunda Hooters, la capoccia delle cheerleaders, canadese classe 1970, ex-Miss Canada e presenza imponente, in tutti i sensi, seminuda per tutto il metraggio, è l'unica che riesce a risvegliare la libido di Flesh Gordon, con l'esposizione del suo giunonico seno, uno dei punti più alti della pellicola. Unico film della Fox, questo di Ziehm (purtroppo) è però possibile ammirarla come Playmate del dicembre 1990 e in diversi video della collection Playboy dal 1991 al 2002. Basta così. Compare nei credits Michael Bafaro, futuro regista di "11:11" e "The Barber" con Malcolm McDowell. E va beh, accontentiamoci. La scritta a effige dell'ultima immagine  del film, promette o minaccia un'altra avventura che, peccato, non verrà mai girata. Dvd quiINTERPRETI: Vince Murdocco, Morgan Fox, Robyn Kelly, Tony Travis, William Dennis Hunt, Stevie-Lyn Ray, Blaire Kashino, Sharon Rowley, Melissa Mounds.

Originariamente pubblicato il 24 luglio 2011.



sabato 31 dicembre 2016

HAPPY NEW YEAR WITH ANNIE SPRINKLE


Passa un altro anno e ultimamente sono un po' latitante, ma meglio un trombone in meno che uno in più a sparare cazzate. Comunque avevo già pronto questo cazzo di post di fine 2016 a base di porno chic come i vecchi gloriosi (si, vabbè) tempi in cui in preda ai fumi dell'alcol parlavo solo di porno anni settanta e ottanta. Entrando ufficialmente nel settimo anno di programmazione mi sembrava giusto riproporre una buona dose di hard dei tempi andati, così per la felicità di grandi e vecchi.

Quindi, occhio. Materiale esplicito. Ho inserito il banner di blogger per i contenuti, così siamo in regola. Più o meno.

Apre le danze la nostra vecchia amica Annie Sprinkle che ci spiega perché "Deep Inside Annie Sprinkle" farebbe un figurone durante l'ora di educazione sessuale.

Auguri a tutti. Soprattutto ad Annie.


venerdì 18 novembre 2016

THEY DON'T CUT THE GRASS ANYMORE (1985) Nathan Schiff



L'avevo visto parecchi anni fa, questo "They Don't Cut The Grass Anymore". L'ho rivisto solo perché mi è capitato di ritrovare (per puro caso) il dvd Image Entertainment del 2004 e devo dire che è stato come ricevere un colpo in testa. Nel senso che mi è venuta un'emicrania mica da ridere, quasi come se Abel Ferrara mi stesse trapanando il cervello in stile "The Driller Killer". 

Nathan Schiff è noto nel circolo degli appassionati di chincaglierie anni ottanta tramite i suoi film no budget girati in Super 8 con quell'arroganza che hanno solo i giovani filmmakers senza soldi, cosa che non gli ha di certo impedito di girare una ventina di corti prima di compiere i sedici anni. Io tendo a preferire "Weasels Rip My Flesh" (1979) il suo primo lungometraggio incentrato su un branco di donnole mutanti, una cosa che puzza di Serie Z anche senza raccontare la trama con dovizia di particolari, e in misura minore "Long Island Cannibal Massacre" (1980), anche se temo che "They Don't Cut..." sia il suo film più "famoso" e apprezzato.

La storia dei due rednecks che massacrano yuppies come se non ci fosse un domani, potrebbe sembrare un semplice clone della febbre slasher allora imperante, ma ad una più attenta visione possiamo chiaramente notare come Schiff tenti di destrutturare il genere sconfinando nei territori del dadaismo più destabilizzante. Si, vabbè, vi sto raccontando un sacco de fregnacce, il film di Schiff non è di certo privo di un suo personalissimo fascino, ma lungi dall'essere quel capolavoro di cui si va parlando. Il problema principale è che la violenza che dovrebbe essere disturbante risulta alla fine una semplice provocazione che più che indignare, rompe i coglioni. Il punto di partenza è di certo il cinema osceno di H.G. Lewis, ma laddove l'exploitation pura risulta comunque uno spettacolo godibile pur nella rozzezza (o cialtroneria) della confezione, il cinema "povero" di "They Don't Cut..." azzera ogni possibilità di catturare lo spettatore con una messa in scena emicranica e sgradevole, non priva di sterzate nel delirio assoluto. Può partire il filmato:






Follia, demenza, tortura, omicidio. I due bifolchi vanno anche al cinema a vedere una sorta di blaxploitation debosciata e si lamentano perché il film è un insulto all'intelligenza dello spettatore. Tutto molto meta (anche decisamente avanti sui tempi, senza esagerare) ma non ce la faccio proprio. E dire che le cazzate su pellicola mi mettono sempre di buon umore; questo proprio no. Per alcuni è sintomo di genialità e Schiff non si fa nemmeno mancare un aggancio kubrikiano con il finale che vede i protagonisti (John Shimula, sodale del regista e Adam Berke, che sostituiva l'aficionado Fred Borges) rientrare nella società direttamente come yuppies. Dvd qui. Interpreti: John Shimula, Adam Berke, Mary Spadaro, Matt Zagon, Leanna Mangiarano, Maura Del Vecchio, Lynn Campagna.











lunedì 7 novembre 2016

FILMGORE (1983) Ken Dixon




Ho ritrovato per caso questo vecchio cimelio targato Force Video/Wizard Video gentilmente offertoci dal nostro vecchio amico Charlie Band, uno che di cazzate se ne intendeva e se ne intende.

Per chi volesse dare una ripassata ai vecchi cavalli da battaglia, "Filmgore" offre versioni condensate alla Reader's Digest di classici immortali della cinematografia mondiale (ahah) con il gradito commento di una Elvira in forma smagliante. (Ricordiamo che nel 1985 per la serie Thriller Video distribuita dalla U.S.A. Home Video/International Video Entertainment la nostra splendida Cassandra Peterson rifiutò di associare il suo nome a film quali "Buio Omega/Buried Alive", "Dr. Butcher, M.D./Zombie Holocaust", "Murder Motel" e "Make Them Die Slowly/Cannibal Ferox" tra gli altri.)

Assembla il tutto lo specialista Ken Dixon ("Slave Girls From Beyond Infinity") già abituato a maneggiare altri materiali osceni in "Zombiethon" e "The Best of Sex and Violence", prossimamente su questi schermi. 

Ora per la gioia di grandi e piccini ecco la lista dei sanguinacci gentilmente assemblata da Mr. Band e compagnia:

  • "Blood Feast" 
  • "The Texas Chainsaw Massacre" 
  • "The Driller Killer" 
  • "Drive- In Massacre"
  • "The Astro-Zombies" 
  • "Carnival of Blood" 
  • "Dr. Jekyll's Dungeon of Death"
  • "Fiend"
  • "2000 Maniacs"
  • "Snuff" 
"Dr. Jekyll's ..." rimane ancora un delirio assoluto degno di far parte della ciurma di "Night Train to Terror" mentre tutto il resto è ormai, in un modo o nell'altro, entrato a far parte dell'immaginario collettivo, anche il finto "snuff" della Findlay. Dvd qui.

R.I.P. Herschell.
R.I.P. Ted


























lunedì 31 ottobre 2016

SHE WOLVES OF THE WASTELAND (1988) Richard Hayes



Il lungo braccio del post-nuke ottantesco non poteva esimersi dall'esibire un prodotto d'accatto come questo "She-Wolves of the Wasteland", praticamente un film sexploitation travestito da film apocalittico/catastrofico per la gioia di chi ama vedere sullo schermo fanciulle poco vestite che si picchiano e sparano nel deserto.

Il vecchio Robert Hayes è un cinematographer con oltre 40 titoli alle spalle (tra Tv e altre cosette) autore di soli tre film, tra cui un documentario, per cui la pellicola in questione è da considerarsi come la punta di diamante della sua scarna filmografia. Non che ci volesse molto, tuttavia "She-Wolves...", conosciuto anche con il più sobrio titolo di "Phoenix the Warrior", si fa ricordare per un paio di importanti motivi; prima di tutto c'è quel figone di Kathleen Kinmont (proprio lei, la ex-moglie di Lorenzo "Renegade" Lamas) e secondo perché c'è quella cavallona di Kathleen Kinmont. Beh, a dirla tutta ci sono pure Peggy McIntaggart (qui come Peggy Sands), "playmate of the month" del gennaio '90, e la compianta Roxanne Kernohan di "Critters 2" e "Not of This Earth", tragicamente scomparsa a soli 32 anni il 5 febbraio 1993 a causa di un incidente automobilistico. Basterebbero solo questi argomenti a sostenere il lavoro di Hayes, ma c'è tutta la pratica post-nuke che è degna di essere ricordata.

Dunque, in un mondo post-bomba gli uomini sono tutti morti, sono rimaste solo le donne, divise in due fazioni; da una parte le "cattive" al soldo di una cariatide deforme alimentata ad elettricità (Sheila Howard) e dall'altra un'orda di amazzoni selvagge accreditate come "Rezule Warriors". In mezzo ci stanno la giovane Keela (Peggy Sands, cagnissima) e la guerriera tenera ma dura Phoenix (la Kinmont). Fin qui tutto bene. Il plot vuole che Keela sia pure l'unica donna fertile in tutto il creato o in quel che ne rimane e che la Reverend Mother voglia accaparrarsi il nascituro per creare una nuova razza. Quindi Keela, prima magrissima, ad un certo punto partorisce una bambina che poche sequenze dopo è già pronta per andare a scuola. Tutto vero. Da qui comincia la lotta tra  le due ragazze e le bad-girls guidate dalla sacerdotessa nera Persis Khambatta, primo nome in cartellone.

Possiamo candidamente ammettere che le regole non scritte del genere sono tutte rispettate e presenti nella sceneggiatura. Possiamo pure dire che il reparto scenografico, con il nulla a disposizione, riesce a non farsi disprezzare nemmeno troppo, sfruttando al massimo le locations e buttando davanti alla cinepresa qualche baracca e qualche macchina sfasciata per rappresentare la fine del mondo (ma lo facevamo pure noi con i nostri mai dimenticati post-atomici). Possiamo pure ribadire che c'è molta passera. Quello che non possiamo dire è che i combattimenti e le scene d'azione in generale, tolgano il fiato. Ma non ne facciamo un dramma. Anzi. Godiamo di quello che abbiamo per le mani senza lamentarci troppo, perché quando abbiamo un bell'inseguimento tra dune buggies proprio all'inizio, Kathleen Kinmont che lancia una mela per aria e la riprende al volo dopo aver sparato a due carogne, un combattimento in un'arena che sembra un campetto dell'oratorio in cui le contendenti si sferrano dei colpi assolutamente innocui, Peggy Sands che per uccidere la vecchia cariatide le stacca la corrente come Frank Drebin con la bomba atomica di "Una Pallottola Spuntata 2 e 1/2", allora Hayes vince a mani basse.

Consigliatissimo. Se non siete ancora convinti, vi basti sapere che ad un certo punto compare anche l'unico esemplare di maschio reperibile (James Emery, una valanga di apparizioni in serial televisivi) e che Peggy Sands lo colpisce con una pietra in piena testa mentre Kathleen Kinmont esclama estatica 'I Think it's a man!' per poi brandirgli i genitali. Vostro Onore, non aggiungo altro. Dvd della Echo Bridge Home Entertainment, NTSC, Region 1, 1.33:1. Che cosa state aspettando? INTERPRETI: Kathleen Kinmont, Peggy Sands, Persis Khambatta, Roxanne Kernohan, James Emery, Sheila Howard, Skyler Corbett, Nina Jaffe, Courtney Caldwell.

mercoledì 19 ottobre 2016

THE HATCHING (2016) Michael Anderson

Rapida segnalazione per questa curiosa produzione UK che sembra scavare nel solco della cazzate Asylum ma che in realtà percorre un suo personalissimo cammino nel genere eco-vengeance o come volete chiamarlo. Dunque, il giovane Tim riceve in eredità la ditta paterna, motivo per il quale ritorna al suo vecchio paese già teatro di una terribile tragedia ai danni di povero bambino, divorato da un coccodrillo (?). Tim si sente colpevole perché partecipò alla spedizione notturna che portò alla morte del piccolo amico e in più non è ben visto dai suoi operai e in generale da tutti gli abitanti del paesino, ma le cose sono destinate ad andare ancora più a puttane quando cominciano gli attacchi di un coccodrillo gigante che si aggira per il fiume. 

Si, lo so, sembra una cazzata ed in effetti è proprio una cazzata, ma piuttosto divertita e divertente (con le solite cautele del caso) infarcita com'è di quell'aplomb tutto inglese che permette al filmetto di Anderson di rivisitare il genere con un sarcasmo e una certa dose di acido che viene di solito a mancare nelle produzione USA (indie e non) troppo occupate a prendere sul serio gli spaventarelli o la ormai abusatissima scappatoia della nostalgia anni ottanta (che piace pure a me, ma ad una certo punto mi rompe anche i coglioni). Tutto questo per dire che "The Hatching" non è un capolavoro e nemmeno un film completamente riuscito, ma solo una sana e divertente commedia nera che parte dall'eco-vendetta per trasformarsi in un delirio a base di macellai e carne umana. Non è poco. Molte facce simpatiche e come bonus una scena dopo la quale i più sensibili non vorranno mai più ordinare un tortino di carne nella Terra di Albione. Anderson è in giro dagli anni settanta come operatore e comparsa. DVD qui. INTERPRETI:  Andrew Lee Potts, Laura Aikman, Danny Kirrane, Georgia Henshaw, Muzz Khan, Justin Lee Collins, Thomas Turgoose, Jack McMullen.