sabato 14 gennaio 2017

A COLD NIGHT'S DEATH (1973) Jerrold Freedman



Bellissimo Tv Movie trasmesso da ABC il 30 gennaio 1973. Questa volta l'entusiasmo è giustificato perché la caratura dell'opera di Freedman (uno che ha diretto una valanga di film televisivi ma pure "L'Uomo del Confine/Borderline" [1980] con Charles Bronson) è veramente molto alta.

Eli Wallach e Robert Culp, scienziati alle dipendenze della NASA, vengono spediti via elicottero presso la Tower Mountain Research Station, centro di ricerca soffocato dalla neve e dal gelo, per fare luce sui comportamenti a dir poco sospetti del collega preposto allo studio delle reazioni dei primati sottoposti a isolamento in vista di un progetto aerospaziale. C'è poco da indagare poiché lo trovano morto assiderato. Decidono quindi di restare alla stazione per occuparsi delle scimmie, lasciate senza acqua né cibo, e per continuare le ricerche. Solo che c'è qualche cosa che non va. L'atmosfera è tesa, le scimmie si comportano in modo strano, sembra che i due non siano soli. Robert Jones (un grande Robert Culp, che non ha assolutamente bisogno di presentazioni) è quello che sembra sentire maggiormente l'isolamento e la presenza di una minaccia invisibile ma palpabile, mentre il collega Frank Enari (un Eli Wallach veramente in gran spolvero) più pragmatico e deciso, è convinto che l'uomo si stia facendo suggestionare da quanto successo al precedente ricercatore.



Due attori, due stanze, le scimmie, la neve, poco più di un ora di film e Freedman consegna ai posteri un'opera tanto semplice quanto terrorizzante. Ma terrorizzante nel senso "classico" del termine. Nel senso che siamo dalle parti di un "film del terrore" (lasciamo a casa per una volta l'ormai abusatissimo "perturbante" che mi ha davvero rotto i cojoni) che fa paura. Roba che se lo guardi di notte, ti viene da guardarti dietro le spalle. Esagero, probabilmente. Ma mica tanto, perché Freedman e lo sceneggiatore Christopher Knopf riescono a toccare corde lovecraftiane che molti altri addetti ai lavori non hanno mai nemmeno sfiorato. Merito dei due magnifici protagonisti e di un'atmosfera paranoica e allucinata (esasperata pure dalla fotografia di Leonard J. South e dalla colonna sonora dissonante di Gil Melle) che non abbandonano lo spettatore fino alla fine della vicenda. Che non sveliamo. A chi ha apprezzato le opere di Howard Hawks e John Carpenter credo che il film piacerà. Chi considera i film dei seventies come "roba vecchia" è molto meglio che si astenga.


Consigliatissimo. Girano solo dei bootleg derivanti dai passaggi televisivi, ma potete vedervelo qua sotto, oppure procurarvi la novelization a cura di Barbara Harrison. David Berlatsky, responsabile del montaggio di questo e altri mille titoli, è anche il regista del cultuale "The Farmer". INTERPRETI: Eli Wallach, Robert Culp, Michael C. Gwynne.

mercoledì 11 gennaio 2017

FLESH GORDON MEETS THE COSMIC CHEERLEADERS (1990) Howard Ziehm



Tardo seguito del celebre "Flesh Gordon - Andata e Ritorno dal Pianeta Porno" (1974) girato dal solo Ziehm, orfano di Michael Benveniste, scomparso nel 1982.

Inutile fare voli pindarici di fantasia per trovare qualità o grandezze nascoste nel film de/genere di Ziehm. Rispetto all'illustre prototipo, "Cosmic Cheerleaders" è una pellicola cialtrona e ignorante. Spassosa a tratti, sicuramente. Ma opera soprattutto fuori tempo massimo. Dal 1974 sul genere si è detto, scritto e fatto tutto e il contrario di tutto. Già nella decade che diede vita alla Golden Age of Porn, capolavori come "Invasion of the Love Drones" (1977) di Jerome Haimlin e "The Satisfiers of Alpha Blue" (1980) di Gerard Damiano avevano coniugato in modo geniale il porno con la fantascienza, resettando di fatto tutto quello che si era girato, timidamente vista l'epoca, nei cinquanta e nei sessanta (un nome su tutti "Invasion of The Star Creatures" di Bruno VeSota del 1962 con Gloria Victor). Per non parlare di opere strepitose e realmente innovative come "Ultra Flesh" (1980) della specialista Svetlana Marsh con Seka, Lisa De Leeuwe e Jaime Gillis nel ruolo di Fidel Castro, o "Night Dreams" (1981) di Rinse Dream aka Stephen Sayadian.

Comincia con l'astronave-pene del primo episodio questo "Cosmic Cheerleaders", introducendo un Flesh Gordon in piena forma fisica  schiantatosi su pianeta dove comincia subito a battagliare con un mostro verde animato a passo uno che sembra non disdegnare il parterre femminile presente sulla navetta. Ma è tutta una farsa, poiché ci si trova su un set cinematografico dal quale il buon Flesh verrà allontanato, per essere subito rapito dalle Cosmic Cheerleaders (che sono solo in quattro) le quali hanno urgente bisogno di uno stallone terrestre perché, sul pianeta natale, una misteriosa "Evil Presence" ha scagliato un raggio cosmico che ha reso, di fatto, tutti gli uomini impotenti. Accorrono in suo aiuto la solita Dale Ardor e il Dr. Jerkoff, "Scienziato delle tette". Con simili premesse, si capisce subito in quali lidi la pellicola andrà a parare. Nudi non integrali, comicità pecoreccia, effetti speciali volenterosi, rendono questo prodotto assimilabile ad una Tromata in piena regola e, d'altro canto, sono proprio questi gli anni in cui l'impresa di Kaufman&Herz ottiene il successo mondiale, prima con il capostipite della serie "The Toxic Avenger" (1985) poi con altre uscite similari spiananti la strada a capolavori come "A Nymphoid Barbarian in Dinosaur Hell" (1991) e "L'Effetto Notte" di Loyd Kaufman ovvero "Terror Firmer" (1999).

Da rimarcare alcune trovate di Ziehm, a cui la scomparsa del socio ha fatto più male che bene, degne di una citazione, almeno per gli amanti di questa comicità sguaiata. La prima visione di questo filmetto fu, per chi scrive e sicuramente per altri, piuttosto deludente, tuttavia impossibile non fare cenno alla pisciata liberatoria di King Kong, che guarda soddisfatto in camera mentre si scarica sull'astronave "mammellare" di Jerkoff, o il passaggio della stessa tra un gruppo di asteroidi dalla forma inequivocabile che bombardano di peti Dale Ardor e il Dottore, il quale riuscirà a far fronte alla situazione da par suo, tappando letteralmente, e qui mi si perdoni il francesismo, "il bucio" con il lancio di tappi giganti. Comicità intestinale che pare andare a genio a Ziehm che, se nel primo episodio faceva nuotare i protagonisti in uno scarico fognario, qui alza il tiro e li piazza direttamente in un gigantesco intestino dove assistono ad un party organizzato da, vedere per credere, una famiglia di... non so, Crapmen può andare bene? Con tanto di band Pop-Soul e sturacessi come microfoni.

Delirio assoluto. Tra scenografie di cartone, matte paintings non proprio eccellenti, peni giganti in stop-motion e qualche petto siliconato, il gradiente erotico rimane piuttosto basso, affidandosi solo a qualche risibile e demenziale scena di sesso, quella di Flesh con la Queen Frigid (Maureen Webb, carriera sterminata come casting director in cinema e televisione) e a qualche prurito S&M di poco conto. Molto strano, vista l'attitudine hard del suo autore, socio di William Osco nella fondazione della Graffiti negli anni settanta, autore pure di gemme quali "Star Virgin" (1980) e "Naughty Network" (1981) con lo pseudo di Linus Gator. Evidentemente il buon Ziehm sperava di raccogliere una fetta di pubblico più ampia, preferendo sfornare un prodotto spurio come quello in questione, invece di un hard vero e proprio, che rimane ad oggi il suo ultimo cimento registico.



Per quanto riguarda il reparto attoriale, ci si è affidati ad un gruppo di attori non proprio conosciuti, con Vince Murdocco nei panni di Flesh, ex-campione di kickboxing, il Murdocco, poi protagonista di diversi film action come co-star di Don "The Dragon" Wilson e Cynthia Rothrock, vedi "Giustizia bionda" ("Sworn to Justice", 1996) di Paul Maslàk, e anche "Kickboxer 2" del "maestro" Pyun. Classico belloccio biondocrinito, Vince, che è tutt'oggi in attività, si spupazza la bella Robyn Kelly, nel ruolo che fu di Suzanne Fields, purtroppo unico ruolo di un certo rilievo in una carriera avara di successi, mentre il Dottor Jerkoff è interpretato da Tony Travis, attore, musicista e voce per diversi spot pubblicitari radiofonici. Ritorna come guest star William Dennis Hunt, il "Wang The Perverted" del primo episodio. Tutta quanta l'attenzione è però rubata dalla splendida biondona Morgan Fox, qui nei pochi panni di Robunda Hooters, la capoccia delle cheerleaders, canadese classe 1970, ex-Miss Canada e presenza imponente, in tutti i sensi, seminuda per tutto il metraggio, è l'unica che riesce a risvegliare la libido di Flesh Gordon, con l'esposizione del suo giunonico seno, uno dei punti più alti della pellicola. Unico film della Fox, questo di Ziehm (purtroppo) è però possibile ammirarla come Playmate del dicembre 1990 e in diversi video della collection Playboy dal 1991 al 2002. Basta così. Compare nei credits Michael Bafaro, futuro regista di "11:11" e "The Barber" con Malcolm McDowell. E va beh, accontentiamoci. La scritta a effige dell'ultima immagine  del film, promette o minaccia un'altra avventura che, peccato, non verrà mai girata. Dvd quiINTERPRETI: Vince Murdocco, Morgan Fox, Robyn Kelly, Tony Travis, William Dennis Hunt, Stevie-Lyn Ray, Blaire Kashino, Sharon Rowley, Melissa Mounds.

Originariamente pubblicato il 24 luglio 2011.



sabato 31 dicembre 2016

HAPPY NEW YEAR WITH ANNIE SPRINKLE


Passa un altro anno e ultimamente sono un po' latitante, ma meglio un trombone in meno che uno in più a sparare cazzate. Comunque avevo già pronto questo cazzo di post di fine 2016 a base di porno chic come i vecchi gloriosi (si, vabbè) tempi in cui in preda ai fumi dell'alcol parlavo solo di porno anni settanta e ottanta. Entrando ufficialmente nel settimo anno di programmazione mi sembrava giusto riproporre una buona dose di hard dei tempi andati, così per la felicità di grandi e vecchi.

Quindi, occhio. Materiale esplicito. Ho inserito il banner di blogger per i contenuti, così siamo in regola. Più o meno.

Apre le danze la nostra vecchia amica Annie Sprinkle che ci spiega perché "Deep Inside Annie Sprinkle" farebbe un figurone durante l'ora di educazione sessuale.

Auguri a tutti. Soprattutto ad Annie.


venerdì 18 novembre 2016

THEY DON'T CUT THE GRASS ANYMORE (1985) Nathan Schiff



L'avevo visto parecchi anni fa, questo "They Don't Cut The Grass Anymore". L'ho rivisto solo perché mi è capitato di ritrovare (per puro caso) il dvd Image Entertainment del 2004 e devo dire che è stato come ricevere un colpo in testa. Nel senso che mi è venuta un'emicrania mica da ridere, quasi come se Abel Ferrara mi stesse trapanando il cervello in stile "The Driller Killer". 

Nathan Schiff è noto nel circolo degli appassionati di chincaglierie anni ottanta tramite i suoi film no budget girati in Super 8 con quell'arroganza che hanno solo i giovani filmmakers senza soldi, cosa che non gli ha di certo impedito di girare una ventina di corti prima di compiere i sedici anni. Io tendo a preferire "Weasels Rip My Flesh" (1979) il suo primo lungometraggio incentrato su un branco di donnole mutanti, una cosa che puzza di Serie Z anche senza raccontare la trama con dovizia di particolari, e in misura minore "Long Island Cannibal Massacre" (1980), anche se temo che "They Don't Cut..." sia il suo film più "famoso" e apprezzato.

La storia dei due rednecks che massacrano yuppies come se non ci fosse un domani, potrebbe sembrare un semplice clone della febbre slasher allora imperante, ma ad una più attenta visione possiamo chiaramente notare come Schiff tenti di destrutturare il genere sconfinando nei territori del dadaismo più destabilizzante. Si, vabbè, vi sto raccontando un sacco de fregnacce, il film di Schiff non è di certo privo di un suo personalissimo fascino, ma lungi dall'essere quel capolavoro di cui si va parlando. Il problema principale è che la violenza che dovrebbe essere disturbante risulta alla fine una semplice provocazione che più che indignare, rompe i coglioni. Il punto di partenza è di certo il cinema osceno di H.G. Lewis, ma laddove l'exploitation pura risulta comunque uno spettacolo godibile pur nella rozzezza (o cialtroneria) della confezione, il cinema "povero" di "They Don't Cut..." azzera ogni possibilità di catturare lo spettatore con una messa in scena emicranica e sgradevole, non priva di sterzate nel delirio assoluto. Può partire il filmato:






Follia, demenza, tortura, omicidio. I due bifolchi vanno anche al cinema a vedere una sorta di blaxploitation debosciata e si lamentano perché il film è un insulto all'intelligenza dello spettatore. Tutto molto meta (anche decisamente avanti sui tempi, senza esagerare) ma non ce la faccio proprio. E dire che le cazzate su pellicola mi mettono sempre di buon umore; questo proprio no. Per alcuni è sintomo di genialità e Schiff non si fa nemmeno mancare un aggancio kubrikiano con il finale che vede i protagonisti (John Shimula, sodale del regista e Adam Berke, che sostituiva l'aficionado Fred Borges) rientrare nella società direttamente come yuppies. Dvd qui. Interpreti: John Shimula, Adam Berke, Mary Spadaro, Matt Zagon, Leanna Mangiarano, Maura Del Vecchio, Lynn Campagna.











lunedì 7 novembre 2016

FILMGORE (1983) Ken Dixon




Ho ritrovato per caso questo vecchio cimelio targato Force Video/Wizard Video gentilmente offertoci dal nostro vecchio amico Charlie Band, uno che di cazzate se ne intendeva e se ne intende.

Per chi volesse dare una ripassata ai vecchi cavalli da battaglia, "Filmgore" offre versioni condensate alla Reader's Digest di classici immortali della cinematografia mondiale (ahah) con il gradito commento di una Elvira in forma smagliante. (Ricordiamo che nel 1985 per la serie Thriller Video distribuita dalla U.S.A. Home Video/International Video Entertainment la nostra splendida Cassandra Peterson rifiutò di associare il suo nome a film quali "Buio Omega/Buried Alive", "Dr. Butcher, M.D./Zombie Holocaust", "Murder Motel" e "Make Them Die Slowly/Cannibal Ferox" tra gli altri.)

Assembla il tutto lo specialista Ken Dixon ("Slave Girls From Beyond Infinity") già abituato a maneggiare altri materiali osceni in "Zombiethon" e "The Best of Sex and Violence", prossimamente su questi schermi. 

Ora per la gioia di grandi e piccini ecco la lista dei sanguinacci gentilmente assemblata da Mr. Band e compagnia:

  • "Blood Feast" 
  • "The Texas Chainsaw Massacre" 
  • "The Driller Killer" 
  • "Drive- In Massacre"
  • "The Astro-Zombies" 
  • "Carnival of Blood" 
  • "Dr. Jekyll's Dungeon of Death"
  • "Fiend"
  • "2000 Maniacs"
  • "Snuff" 
"Dr. Jekyll's ..." rimane ancora un delirio assoluto degno di far parte della ciurma di "Night Train to Terror" mentre tutto il resto è ormai, in un modo o nell'altro, entrato a far parte dell'immaginario collettivo, anche il finto "snuff" della Findlay. Dvd qui.

R.I.P. Herschell.
R.I.P. Ted


























lunedì 31 ottobre 2016

SHE WOLVES OF THE WASTELAND (1988) Richard Hayes



Il lungo braccio del post-nuke ottantesco non poteva esimersi dall'esibire un prodotto d'accatto come questo "She-Wolves of the Wasteland", praticamente un film sexploitation travestito da film apocalittico/catastrofico per la gioia di chi ama vedere sullo schermo fanciulle poco vestite che si picchiano e sparano nel deserto.

Il vecchio Robert Hayes è un cinematographer con oltre 40 titoli alle spalle (tra Tv e altre cosette) autore di soli tre film, tra cui un documentario, per cui la pellicola in questione è da considerarsi come la punta di diamante della sua scarna filmografia. Non che ci volesse molto, tuttavia "She-Wolves...", conosciuto anche con il più sobrio titolo di "Phoenix the Warrior", si fa ricordare per un paio di importanti motivi; prima di tutto c'è quel figone di Kathleen Kinmont (proprio lei, la ex-moglie di Lorenzo "Renegade" Lamas) e secondo perché c'è quella cavallona di Kathleen Kinmont. Beh, a dirla tutta ci sono pure Peggy McIntaggart (qui come Peggy Sands), "playmate of the month" del gennaio '90, e la compianta Roxanne Kernohan di "Critters 2" e "Not of This Earth", tragicamente scomparsa a soli 32 anni il 5 febbraio 1993 a causa di un incidente automobilistico. Basterebbero solo questi argomenti a sostenere il lavoro di Hayes, ma c'è tutta la pratica post-nuke che è degna di essere ricordata.

Dunque, in un mondo post-bomba gli uomini sono tutti morti, sono rimaste solo le donne, divise in due fazioni; da una parte le "cattive" al soldo di una cariatide deforme alimentata ad elettricità (Sheila Howard) e dall'altra un'orda di amazzoni selvagge accreditate come "Rezule Warriors". In mezzo ci stanno la giovane Keela (Peggy Sands, cagnissima) e la guerriera tenera ma dura Phoenix (la Kinmont). Fin qui tutto bene. Il plot vuole che Keela sia pure l'unica donna fertile in tutto il creato o in quel che ne rimane e che la Reverend Mother voglia accaparrarsi il nascituro per creare una nuova razza. Quindi Keela, prima magrissima, ad un certo punto partorisce una bambina che poche sequenze dopo è già pronta per andare a scuola. Tutto vero. Da qui comincia la lotta tra  le due ragazze e le bad-girls guidate dalla sacerdotessa nera Persis Khambatta, primo nome in cartellone.

Possiamo candidamente ammettere che le regole non scritte del genere sono tutte rispettate e presenti nella sceneggiatura. Possiamo pure dire che il reparto scenografico, con il nulla a disposizione, riesce a non farsi disprezzare nemmeno troppo, sfruttando al massimo le locations e buttando davanti alla cinepresa qualche baracca e qualche macchina sfasciata per rappresentare la fine del mondo (ma lo facevamo pure noi con i nostri mai dimenticati post-atomici). Possiamo pure ribadire che c'è molta passera. Quello che non possiamo dire è che i combattimenti e le scene d'azione in generale, tolgano il fiato. Ma non ne facciamo un dramma. Anzi. Godiamo di quello che abbiamo per le mani senza lamentarci troppo, perché quando abbiamo un bell'inseguimento tra dune buggies proprio all'inizio, Kathleen Kinmont che lancia una mela per aria e la riprende al volo dopo aver sparato a due carogne, un combattimento in un'arena che sembra un campetto dell'oratorio in cui le contendenti si sferrano dei colpi assolutamente innocui, Peggy Sands che per uccidere la vecchia cariatide le stacca la corrente come Frank Drebin con la bomba atomica di "Una Pallottola Spuntata 2 e 1/2", allora Hayes vince a mani basse.

Consigliatissimo. Se non siete ancora convinti, vi basti sapere che ad un certo punto compare anche l'unico esemplare di maschio reperibile (James Emery, una valanga di apparizioni in serial televisivi) e che Peggy Sands lo colpisce con una pietra in piena testa mentre Kathleen Kinmont esclama estatica 'I Think it's a man!' per poi brandirgli i genitali. Vostro Onore, non aggiungo altro. Dvd della Echo Bridge Home Entertainment, NTSC, Region 1, 1.33:1. Che cosa state aspettando? INTERPRETI: Kathleen Kinmont, Peggy Sands, Persis Khambatta, Roxanne Kernohan, James Emery, Sheila Howard, Skyler Corbett, Nina Jaffe, Courtney Caldwell.

mercoledì 19 ottobre 2016

THE HATCHING (2016) Michael Anderson

Rapida segnalazione per questa curiosa produzione UK che sembra scavare nel solco della cazzate Asylum ma che in realtà percorre un suo personalissimo cammino nel genere eco-vengeance o come volete chiamarlo. Dunque, il giovane Tim riceve in eredità la ditta paterna, motivo per il quale ritorna al suo vecchio paese già teatro di una terribile tragedia ai danni di povero bambino, divorato da un coccodrillo (?). Tim si sente colpevole perché partecipò alla spedizione notturna che portò alla morte del piccolo amico e in più non è ben visto dai suoi operai e in generale da tutti gli abitanti del paesino, ma le cose sono destinate ad andare ancora più a puttane quando cominciano gli attacchi di un coccodrillo gigante che si aggira per il fiume. 

Si, lo so, sembra una cazzata ed in effetti è proprio una cazzata, ma piuttosto divertita e divertente (con le solite cautele del caso) infarcita com'è di quell'aplomb tutto inglese che permette al filmetto di Anderson di rivisitare il genere con un sarcasmo e una certa dose di acido che viene di solito a mancare nelle produzione USA (indie e non) troppo occupate a prendere sul serio gli spaventarelli o la ormai abusatissima scappatoia della nostalgia anni ottanta (che piace pure a me, ma ad una certo punto mi rompe anche i coglioni). Tutto questo per dire che "The Hatching" non è un capolavoro e nemmeno un film completamente riuscito, ma solo una sana e divertente commedia nera che parte dall'eco-vendetta per trasformarsi in un delirio a base di macellai e carne umana. Non è poco. Molte facce simpatiche e come bonus una scena dopo la quale i più sensibili non vorranno mai più ordinare un tortino di carne nella Terra di Albione. Anderson è in giro dagli anni settanta come operatore e comparsa. DVD qui. INTERPRETI:  Andrew Lee Potts, Laura Aikman, Danny Kirrane, Georgia Henshaw, Muzz Khan, Justin Lee Collins, Thomas Turgoose, Jack McMullen.




martedì 11 ottobre 2016

TRE MATTI IN UN COLLEGIO FEMMINILE (1975) Gregory Corarito


"Delinquent School Girls" è un filmaccio di pura exploitation di quelli fatti apposta per fare inorridire gli apostoli dei Cahiers du Cinéma. Non tanto per quello che mette in scena, ma piuttosto per l'aria scanzonata (quasi con punte di commedia slapstick) che si respira per tutto il metraggio. E parlando di un film in cui tre maniaci sessuali evasi dal manicomio si scatenano in una sorta di ballo di San Vito con le ragazze ospiti di una scuola correzionale, si può facilmente capire come la correttezza politica non sia di certo il piatto principale servito da Corarito ("The Sadistic Hypnotist"), elemento non particolarmente apprezzato anche dalla censura italiana che lo respinse di petto al momento della sua prima valutazione nell'agosto del 1975, ancora con il titolo "Tre evasi in un collegio femminile". (Ripresentato nel gennaio del 1976 come "Tre Matti in un collegio femminile", alla pellicola fu concesso il nulla osta definitivo solo il 1 febbraio dello stesso anno a monte di tagli e modifiche; tuttavia la TCX farà di peggio con la distribuzione del film in VHS nei primi anni ottanta, devastandolo con una versione di soli 58 minuti, a monte degli 89 originari, piazzandogli un titolo come "Carnal Madness" che potrebbe far pensare all'aggiunta di inserti hard ma che di fatto eliminava quasi tutto il primo tempo con gli evasi a casa di George "Buck" Flowers.)


Se state pensando ad una cosa come "L'Ultima Casa a Sinistra" siete proprio fuori strada, poiché i tre protagonisti sembrano quasi una versione oscena di "The Three Stooges" per cui le scene di violenza non risultano mai disturbanti o disgustose ma solo un pretesto per mostrare le attrici seminude, regalando al pubblico da drive-in un certo quantitativo di sequenze squisitamente deliranti nella loro follia, vedi la partita notturna di pallavolo (?) interrotta dai tre debosciati che costringono le due ragazze ad una combattimento nel fango, l'unico blando richiamo al film di Craven, volontario o involontario che sia, reso ancora più spiazzante dalla fotografia di Louis Horvath (collaboratore storico di Al Adamson) che camuffa il tutto con il look rassicurante di un telefilm anni settanta.

Gli intenti satirici di Corarito sono evidenti, il collegio in realtà non è molto diverso
dall'ospedale psichiatrico e le ragazze sono pazze quanto (se non più) dei matti "istituzionalizzati", un gay, un "fratello" ed un attore fallito che nel finalissimo tenta di organizzare un numero alla Bubsy Berkeley durante una lezione di karate. Capito? Lo statuto cultuale che (più o meno) circonda la pellicola è dovuto soprattutto al cast, con il trio di folli evasi coperto da caratteristi apparentemente insospettabili, vale a dire il regista/attore Michael Pataki (proprio lui, il boss di Ivan Drago in "Rocky IV"), lo  stuntman Robert Lee Minor, mitico stunt double di Jim Brown, John Amos, Carl Weathers e presenza fissa in svariati blaxploitation movies dei settanta ("Blacula", "Coffy", "The Legend of Nigger Charly" ma la lista è lunghissima) più il grande Stephen Stucker futuro membro del Kentucky Fried Theater già pronto per la sua mai dimenticata performance in "L'aereo più pazzo del mondo" (1980) e seguito, scomparso a soli 38 anni nel 1986.


In evidenza la bella rossa Sharon Kelly/Colleen Brennan già attiva in ambito sexploitation (l'immarcescibile "The Dirty Mind of Young Sally" di Buckalew, poi con Russ Meyer e in due Ilsa movies, tra le altre cose) prima del suo trionfale ingresso nell'Hard, che è capace di ritagliarsi un simpatico ruolo di karateka badass in mezzo al gruppo di gradevolissime anonime del trecento che compongono il cast, con menzione speciale per Roberta Pedon e Nika Movenka, quasi tutte provenienti dalla fucina dell'American Art Enterprises (AAE). DVD in coppia con "Dream No Evil" qui. INTERPRETI: Michael Pataki, Bob Minor, Stephen Stucker, Sharon Kelly, George "Buck" Flowers, Brenda Miller, Roberta Pedon, Zoe Grant, Ralph Campbell, John Alderman.







lunedì 3 ottobre 2016

VLEES (2010) Nieuwenhuijs/Seyferth


In "Vlees/Meat" un macellaio erotomane sbava per la sua giovane lavorante, ma non pensate subito male, non si tratta di una ginecommedia dei tempi andati o di una cosa come "Il Macellaio" con la Parietti. Victor Nieuwenhuijs e Maartje Seyferth, marito e moglie già autori di "Venus in Furs" e "Crepuscule", guardano al cinema arty di Peter Greenaway (più o meno) ma in realtà rimestano nel calderone del genere più bieco e sordido con questo delirio che i vegetariani ameranno alla follia.




Il sesso è sporco e laido, c'è un commissario di polizia che è identico al macellaio (Titus Muizelaar), un sacco di gentaglia e un andamento ondivago che rischia di far venire un gran mal di testa, ma questo "Meat" è materiale esploitativo di prima scelta, tanto per rimanere in tema, grazie e soprattutto alla presenza della bella Nellie Benner, la giovane aiutante che è al tempo stesso vittima, carnefice e puttana. Il tutto immerso in un luogo gelido, livido e talmente inospitale da trasformare la macelleria quasi in una sorta di ospedale o prigione da evitare con ogni mezzo possibile.

Molto poco accomodante. Alcuni critici lo hanno definito un Lynch ancora più in acido ma il clima cimiteriale sembra provenire, con tutte le cautele del caso, da certo cinema "frollato" come "Spell - Dolce Mattatoio" di Cavallone. E' passato per parecchi festival ed ora è disponibile sia in Dvd che on demand. Fate voi.  INTERPRETI: Nellie Benner, Titus Muizelaar, Hugo Metsers, Kitty Courbois, Ali Sultan.


Meat from artsploitation on Vimeo.












sabato 1 ottobre 2016

DR. MINX (1975) Howard Avedis


Bisognerebbe scrivere un trattato su Howard Avedis. Un pilastro dell'exploitation capace di passare da "The Teacher" ("Professoressa Facciamo l'Amore", 1974 con la bellissima Angel Tompkins) a "Mortuary" (1983). 

Questo "Dr. Minx" è un bigino ipotetico del suo inconfondibile stile "prendi i soldi e scappa". Diciamo che non si tratta proprio di una messa in scena impeccabile. O si ama o si detesta. Però ragazzi, con Edy Williams non si scherza. Un monumento al sexploitation cinema, qui nei panni di una procace dottoressa dalla vita sessuale piuttosto movimentata, come da copione.

Non poteva essere altrimenti per la giunonica moglie di Russ Meyer che nel mare magnum dell'exploitation settantesca si mosse in più direzioni, anche nel bis italico con la partecipazione a "Peccati in Famiglia" (1975) di Bruno Gaburro con Renzo Montagnani, Jenny Tamburi e Simonetta Stefanelli, per poi passare, ovviamente, in zona Meyer con "The Seven Minutes/I Sette Minuti che Contano" (1971) e "Beyond The Valley of the Dolls"(1970) non disdegnando cose come "Con Sei Ragazze a Poppa Si Rizza la Prua", geniale titolo italico del più sobrio originale "I Sailed To Tahiti with an All Girl Crew" (1968) di Richard L. Bare, tra le altre, tantissime cose. Cameo della moglie di Avedis, Marlene Schmidt, come di consueto.

Per inguaribili nostalgici e amanti del genere. Vhs NTSC Continental Video qui. Siete avvertiti. INTERPRETI: Edy Williams, William Smith, Randy Boone, Marlene Schmidt, Harvey Jason, Charles Knapp.