martedì 20 settembre 2016

THE EVIL THAT MEN DO (2015) Ramon Térmens

Riprendiamo dopo una pausa forzata con questo bizzarro "The Evil That Men Do/El Mal Que Hacen Los Hombres" che no, non è il remake del film di Thompson "Professione Giustiziere" con Bronson, ma è una sorta di thriller bislacco che non si riesce bene ad inquadrare. Dunque, Andrew Tarbet ed il mitico Daniel Faraldo lavorano per il Cartello, sono allo stesso tempo dei killer e dei "magazzinieri", nel senso che gestiscono i pezzi di cadaveri da inviare come regalo o minaccia a chi fa girare le palle a Don Lucho (José Sefami). Fin qui, tutto bene. Un bel giorno ricevono una consegna speciale, ovvero una bambina che è colpevole di essere la figlia di uno spacciatore rivale che ha colpito a sua volta la famiglia del loro boss.

I due compari, che se non sono amici per la pelle almeno dimostrano un certo rispetto l'uno verso l'altro, vengono affiancati dal nipote di Lucho (Sergio Penis-Mencheta) che, in realtà, non la racconta proprio giusta, visto che dietro le apparenze da buontempone sembra celarsi un figlio di puttana di quelli mica da ridere. Quindi, che fare con la bambina?

Ecco, il film di Terméns tenta di mostrare al pubblico quello che è un fondamentale dilemma morale utilizzando più gli "argomenti" della black comedy piuttosto che quelli della filosofia da discount, il che non è necessariamente un male, anzi ci risparmia un sacco di pipponi e mal di testa. Il primo tempo funziona piuttosto bene, il clima di violenza ineluttabile, il caldo appiccicoso e l'ambiguità dei protagonisti sono tutti ingredienti che Termés maneggia con cura ed una certa arroganza, per cui il taco sembra bello saporito e pronto a far bruciare i luoghi giusti. Il secondo tempo si adatta invece sul classico menu d'asporto del cinema di genere, che non fa mai schifo, ma rimane un pò prevedibile e risaputo, ristabilendo rigidamente i confini tra buoni e cattivi. Anche si ci sono motoseghe e sangue a volontà.

Menzione d'onore al grande Daniel Faraldo che se lo è pure scritto 'sto "The Evil That Men Do", ritagliandosi il ruolo di un killer forse psicopatico, forse no, alto quanto una lattina di chinotto ,veramente degno di entrare in un ipotetico circolo dei bad ass/figli di puttana dal cuore d'oro e che Rodriguez dovrebbe guardarsi e riguardarsi prima di rimettere mano a "Machete". Con tutto il rispetto per Danny che non c'entra un cazzo, alla fine. Per maggiori informazioni, eccovi il sito ufficialeINTERPRETI: Daniel Faraldo, Andrew Tarbet, Sergio Penis-Mancheta, Priscilla Delgado, Nikol Kollars, José Sefami, Pau Castro.







lunedì 25 luglio 2016

THE EROTIC ADVENTURES OF PINOCCHIO (1971) Corey Allen



Ilsa la belva delle SS vs Pinocchio. Sexploitation di Corey Allen (regista di una valanga di serial Tv di successo, tra cui "Sulle Strade della California", "Hill Street- Giorno e Notte" e "Le Strade di San Francisco", quindi non possiamo dirgli niente, purtroppo scomparso nel 2010) che non si espone troppo sul versante sexy, pur avendo a disposizione il fisico prorompente di Dyanne Thorne nel ruolo della Fairy Godmother.

Per forza con quelle tette, non poteva fare altro. Più bello il titolo che tutto il pacchetto confezionato, ma è inutile essere troppo spietati con un prodotto di puro intrattenimento come quest'operina di Allen, che offre al pubblico tutto quello che promette, cioè un protagonista bietolone (Alex Roman, alla sua prima ed ultima esperienza cinematografica) doppi sensi a volontà, scenografie neanche troppo miserrime e un parterre femminile discinto e gradevole comprendente pure la splendida Monica Gayle (nel ruolo di Gepetta, scritto proprio così, la quale, trovato nel bosco il magico tronco parlante, se lo lavora con pialla e scalpello creando così il buon Pinocchio) corpo glorioso dei seventies che dal 1968 al 1979 partecipò a più di una ventina di titoli tra cinema e Tv, anche in "Switchblade Sisters/Rabbiosamente Femmine" (1975) di Jack Hill e"Le Fragole hanno bisogno di pioggia/Strawberries Need Rain" (1970) di Larry Buchanan, per poi sparire nel nulla. 

Consigliato comunque agli amanti delle fiabe sporcaccione, che durante gli anni settanta conobbero una serie cospicua di trasposizioni cinematografiche "alternative", senza dimenticare il cultuale film d'animazione in Hanna&Barbera style, "Once Upon A Girl" (1976) di Don Jurwich e il nostro impareggiabile "Biancaneve & Co." (1982) di Mario Bianchi con Michela Miti. E ricordate, "Non è il naso che si allunga" come strilla la tagline (citata nel bellissimo "The Nice Guys" di Sua Maestà Shane Black). Dvd qui. INTERPRETI: Monica Gayle, Dyanne Thorne, Alex Roman, Karen Smith, Debbie Osborne, Neola Graef.





giovedì 21 luglio 2016

L'ORA DELLA VIOLENZA (1996) Robert Mandel


Non lo vedevo da vent'anni 'sto cazzo di "The Substitute". Strano che non l'abbiano ancora tirato fuori per un papabile reboot o quel che volete, perché è proprio materiale adatto per una di quelle cosette alla "The Equalizer" (che ho cortesemente mandato affanculo, primi venti minuti a parte) ovvero protagonista taciturno e apparentemente innocuo che in realtà è un professionista dei calci nel culo.

Dunque, Tom Berenger è un mercenario disoccupato dopo una missione fallita a Cuba (è talmente incazzato che scaglia stellette ninja contro l'isola sulla cartina geografica) di ritorno dalla sua bella, Diane Venora, insegnante in una scuola di merda dove gli alunni non sono molto gentili. Anzi, la gang locale le fa spezzare una gamba da un tipo losco che sembra Steven Seagal (quello di oggi). Risultato, Tom non si scompone troppo e decide di improvvisarsi supplente per farla pagare ai bastardi, assistito dai suoi amiconi William Forsythe, Richard Brooks e Raymond Cruz, che rimandano pericolosamente al gruppo di compari culo e camicia con Liam Neeson in "Taken".



Non si perde troppo tempo con le spiegazione inutili in "The Substitute", Mandel non ha voglia e si vede, anche Berenger non ha voglia e la sceneggiatura diventa un pretesto per mettere in scena personaggi imbecilli (Forsythe su tutti) e situazioni in cui l'umorismo involontario rischia di presentarsi alla porta e non andarsene più. Cazzo, Mandel non è certo il primo arrivato ("F/X" è ancora uno dei miei film preferiti) ma sembra avere problemi a gestire gli spazi (soprattutto durante le scene di azione) e a infondere il dinamismo necessario a un film di puro genere (pensate un pò a "The Principal" come termine di paragone) e nemmeno la performance legnosa di Berenger aiuta a risollevare la baracca, almeno quando non è controfigurato, lasciando al regista della seconda unità Glenn Randall Jr. e al montaggio di Alex Mackie il compito di tappare i buchi . Tutto vero. Però, "The Substitue" è anche un prodotto di cassetta diabolicamente spassoso, stupidissimo e proprio per questo assimilabile a certi pezzi di pura exploitation che chiedono solo di essere consumati tra frizzi, lazzi e cazzate.

Penso alla scena in cui Glenn Plummer scopre il traffico di droga gestito dal preside Ernie Hudson, in combutta con il cartello. Cioè, il preside spaccia chili di coca trasportandola con gli scuolabus. Il povero Glenn è uno degli insegnanti e si ritrova una notte a scuola con un'allieva, per cui assiste all'operazione di scarico. Fugge, inseguito dagli spacciatori, e si nasconde in palestra, dove tenta di fuggire arrampicandosi su una delle funi per gli esercizi ginnici, prontamente imitato da Marc Anthony, il capo della gang che tenta di buttarlo giù a coltellate. Capito? Glenn cade e Ernie Hudson lo finisce con un colpo di pistola alla testa, ma Mandel preferisce riprendere il tutto con un totale per cui si ha la sensazione che venga colpito al culo piuttosto che al cervello. Il giorno dopo Berenger si presenta tutto tranquillo all'entrata della scuola mentre un giovane alunno suona "Il Silenzio" alla tromba e candidamente gli domanda 'Chi è morto?'. Una cosa del genere non ha prezzo.



Gli intenti satirici di Mandel che pure ci sono e suggeriscono una sorta di impossibile staffetta con "Platoon", ovvero il Sergente Barnes non è morto e si prepara ad "educare" una nuova generazione di cadetti, rimangono però sepolti sotto una marea di incertezze e cazzate che da una parte divertono ma dall'altra fanno storcere il naso per l'occasione perduta. Ma alla fine, chi cazzo se ne frega? Il finale che vede mercenari contro spacciatori che si sparano dentro la scuola ormai divenuta un campo di battaglia manco fossimo ne "I Mastini della Guerra" è delirante quanto basta e permette a "L'Ora della Violenza" di scavarsi una sua comoda (ma non troppo) nicchia in una ipotetica top ten di vigilante movies con l'asticella delle cazzate più in alto della media.

 A qualcuno deve pur essere piaciuto, visto che ha dato vita ad una saga da discount di ben quattro capitoli con Treat Williams al posto di Berenger che fu già "Sniper" per Luis Llosa  e lo sarà pure per (quasi) tutti i film sella serie. DVD accoppiato con il terzo capitolo, qui. INTERPRETI: Tom Berenger, Ernie Hudson, William Forsythe, Raymond Cruz, Diane Venora, Marc Anthony, Cliff De Young.




martedì 19 luglio 2016

HOT CHILI (1985) William Sachs


Questo "Tropicana Cabana Hotel" ovvero "Hot Chili" è una produzione Cannon di quelle un tanto al chilo che in qualche modo piacevano al vecchio Menahem Golan, visto che se lo sceneggiò pure (dietro pseudonimo, tal Joseph Goldman) piazzando alla regia nientemeno che William Sachs, destinato a passare alla storia per "The Incredible Melting Man" e "Galaxina" con Dorothy Stratten.

Un barzelletta-movie in piena regola, nel senso che il plot è talmente semplice (o imbecille) da lasciare spazio a pochi dubbi; l'abusatissimo cliché dei giovani in fregola che tentano in tutti i modi di trovare donne disponibili prende "forma e sostanza" settando il tono per tutta la durata della pellicola. Quindi, dei quattro cazzoni che si fanno assumere in un esclusivo resort messicano non frega un cazzo a nessuno, come è giusto che sia. Quello che più interessa, almeno da queste parti, è il trio di protagoniste Taffee O'Connell, Luisa Moritz e Bea Fiedler, rispettivamente nel ruolo della dominatrix, della cuoca e della insegnante di musica. Tutte ninfomani, nudissime e pronte a rubare la scena ai poveri protagonisti, soggiogati da cotanta sensualità, esibita, o meglio sbattuta in faccia al pubblico senza vergogna alcuna. 



Detto questo, il film è, in realtà, una discreta cazzata che si impenna solo nel secondo tempo con l'arrivo dei genitori di uno dei bambocci, elemento che riesce a dare allo script almeno un pretesto per cercare di creare una parvenza di commedia degli equivoci, con padre e madre infoiati quanto e più dei ragazzi. Ma come ogni film di cassetta che si possa definire tale, anche "Hot Chili" può sfoggiare una scena che si presenta ai confini del "ma che cazzo sta succedendo e perché" senza passare dal via, ovvero il combattimento tra Bea Fiedler (un'eroina del bavarian porn) e la incontenibile Luisa Moritz sotto le luci stroboscopiche di una specie di balera in cui le due gladiatrici si prendono a mazzate finendo così per strapparsi tutti i vestiti di dosso. Vabbè, non è Billy Wilder, grazie al cazzo, ma se c'è un dio della serie B o quel cazzo che volete, da qualche parte sicuramente sorride e approva.

Sembrano tutti divertirsi molto (c'è anche il povero Robert "Maniac Cop" Z'Dar nel ruolo di un autista bisex) e il finale con corrida e troupe che sfondano la quarta parete è un simpatico suggello a quella che è sempre un puttanata, ma con un certo disincanto. God Bless Bea Fiedler. Solo VHS, per quello che ne so. INTERPRETI: Charles Schillaci, Allan J. Kaiser, Joe Rubbo, Chuck Hemingway, Taffee O'Connell, Luisa Moritz, Bea Fiedler, Jerry Lazarus, Peter Bromilow, Victoria Barrett, Robert Riesel, Flo Gerrish, Peg Shirley, Katerine Kriss, Connie Sawyer, Robert Z'Dar, Theresa Mesquita.






lunedì 11 luglio 2016

PRIVATE RESORT (1985) George Bowers


Tempo d'estate, tempo per una bella rassegna di film balneari, così tanto per gradire. Dunque, cominciamo con il film che Johnny Depp e Rob Morrow vorrebbero mettere al rogo manco fosse "Ultimo Tango..." ovvero "Posizioni Promettenti" che è già materiale di culto (più o meno) a partire dal suo sceneggiatore, Gordon Mitchell. Gordon Mitchell nel senso di Gordon Mitchell, colui che attraversò mezzo cinema italiano facendo tutto e il contrario di tutto.



Ora, sembra una cazzata o un errore nell'attribuzione dei crediti, non ho mai approfondito se sia stato davvero lui l'autore, ma riguardando questo capolavoro del cinema cazzaro anni ottanta, non si può e non posso notare la sua sospetta somiglianza con la commedia ginecologica dei bei tempi andati. Cioè, sembra che il vecchio Gordon abbia fotocopiato a caso una delle sceneggiature del periodo (scegliete a vostro piacimento tra "La Liceale al mare con l'amica di papà" o "La Dottoressa preferisce i marinai") vendendola a scatola chiusa al produttore R. Ben Efraim, specializzato nell'infilare il titolo "Private" nei suoi film di cassetta.



Sostituite Gianni Ciardo e Alvaro nostro con Depp e Morrow, e avrete il panorama. Si comincia subito con una carrellata sui culi delle bellezze al bagno procedendo poi con la presentazione dei personaggi principali, Ben (Morrow) e Jack (Depp), due poveracci infoiati manco fossero stati al fronte che cercano in tutti modi di trovare un pò di carnassa disponibile. Sono talmente arrapati che scambiano un sorriso per un invito a scopare, per cui si presentano direttamente nella camera che Leslie Easterbrook (la mitica Callahan di "Scuola di Polizia" ancora lontana dalla family di Rob Zombie) divide con un cialtronissimo Hector Helizondo, un ladro di gioielli soprannominato The Maestro, presentandosi (la Easterbrook) con un negligee trasparente da lasciare basiti che di fatto rimane il punto più alto di tutta la pellicola. 



Quello che interessa di più al vecchio George Bowers del Bronx (carriera sterminata al montaggio, dalla super serie B fino alla serie A conclamata, scomparso nel 2012) è mostrare le attrici nude e seminude, non gliene frega un cazzo dei tempi comici o delle battute fulminanti (i momenti più spassosi sono forse quelli in cui Andrew Clay, qui senza il 'Dice', fa Andrew Clay) per cui lascia al collaboratore Adam Greenberg l'onere di fotografare culi e tette risparmiando poco o nulla all'immaginazione dello spettatore, almeno nei limiti di una produzione "per tutti" (il film fu distribuito dalla TriStar Pictures). Quindi, "Private Resort" sembra più un paginone di Penthouse in movimento che un film comico, il che potrebbe suonare come un insulto, ma a conti fatti, non lo è. Almeno su queste inutili pagine elettroniche. Astenersi amanti della commedia "intelligente" e avanti tutti quelli che amano abbandonarsi ad una marea di cazzate e alla forme, quelle veramente ottundenti, delle magnifiche Karyn O'Bryen, Emily Longstreth, Karen Shapiro, Susan Mechsner, Vicky Benson e della mitica Lisa London di "H.O.T.S". Con buona pace dei protagonisti maschili (c'è pure un irriconoscibile Michael Bowen) che sembrano tutti un pò dei cazzoni. Bluray qui. Interpreti: Johnny Depp, Rob Morrow, Hector Helizondo, Leslie Easterbrook, Dody Goodman, Emily Longstreth, Karyn O'Brien, Karen Shapiro, Andrew Clay, Lisa London, Tony Azito, Susan Mechsner.





giovedì 7 luglio 2016

ROAD GAMES/RABID DOGS (2015)

Road Games (2015) Abner Pastoll

Rapida segnalazione per questo "Fausse Route" di Abner Pastoll, visto qualche mese fa in VOD e di prossima distribuzione in BluRay. Se in un film c'è Barbie Crampton, io non posso che rispondere alla chiamata, per cui "Road Games" (che non è il remake del film di Franklin del 1981 con Jamie Lee Curtis e Stacy Keach) si è materializzato sul televisore con grande soddisfazione del sottoscritto. Insomma, mi è piaciuto molto, pur avendo un sacco di difetti che immagino potranno dare parecchio fastidio. Il film di Pastoll è un bigino di suggestioni e atmosfere riconducibili al cinema di genere anni settanta (francese e non, senza dimenticare l'Aja di "Haute Tension") per cui potrà essere apprezzato o odiato in egual misura. Non si tratta di un capolavoro, ma la storia dei due autostoppisti capitati per caso (oppure no) in una grande villa misteriosa, è materiale in grado di suscitare la mia attenzione per tutta la sua durata, pur avendo a che fare con un tema già raccontato fino al rincoglionimento. Manca forse una risoluzione finale che sia all'altezza delle premesse, ma chi cazzo se ne frega. Molto brava (e molto figa) Joséphine de La Baume, mentre la vecchia Barbie fa ancora la sua porca figura, spalleggiata dal grande Frédéric Pierrot, tanto che il protagonista Andrew Simpson finisce per fare un pò la fine del tonno. Vabbè. Interpreti: Barbara Crampton, Frédéric Pierrot, Joséphine de La Baume, Andrew Simpson, Féodor Atkine, Pierre Boulanger.







Enragés/Rabid Dogs (2015) Eric Hannezo

Questo è il remake di "Cani Arrabbiati" del Sor Bava. Quale ardire. Non sono tra quelli che maltrattano i rifacimenti per partito preso, non ho voglia e non me ne frega un cazzo (eccezioni a parte) per cui il "Rabid Dogs" di Hannezo non verrà massacrato tanto per fare. Alla fine è un film di rapina e fuga dignitoso, per nulla sciatto o indecoroso, servito da un reparto tecnico all'altezza della situazione, nel senso che non sembra un direct to video che viene via a un euro al cartone. Bravi Lambert Wilson e Virginie Ledoyen nei ruoli che furono di Cucciolla e Lea Lander, mentre dove "Rabid Dogs" scricchiola è proprio sui protagonisti, tre manzetti che risultano (almeno a me) parecchio fastidiosi. Non si può avere tutto e Hannezo dimostra un buon mestiere, anche se viene a mancare tutto il disagio, il caldo insopportabile e la claustrofobia dell'originale. Ma proprio tutto. Bluray qui. Interpreti: Lambert Wilson, Virginie Ledoyen, Guillame Gouix, Francois Arnaud, Franck Gastambide, Laurent Lucas, Mégane Lemée.





lunedì 4 luglio 2016

I AM WRATH (2016) Chuck Russell

Il successo a Hollywood è proprio un ciclo della centrifuga e alla fine dei giri si approda o si ritorna sulle spiagge affollate e sporche del cinema di genere, il peggior posto possibile per i critici da salotto e psicanalisti della rete. Ma stiamo divagando, come al solito. Guardate cosa sta combinando il vecchio Bruce. Guardate anche cosa sta facendo Travolta e poi cercate di non visualizzare il bel faccione del prode Nicolas Cage. Non è un nome cacciato così alla cazzo, perchè questo "I Am Wrath" se lo doveva fare lui, Nick, diretto da Friedkin (si, vabbè). 

Quello che è rimasto del progetto è stato poi recuperato da Chuck Russell, non proprio il primo arrivato, e il risultato è praticamente un DTV di quelli senza infamia e senza lode, come i filmetti di 50 cent. Nessun guizzo, nessuna alzata di testa, solo una storiella esile esile che durante la seconda metà degli anni ottanta e fino ai novanta inoltrati avrebbe fatto la gioia di un qualunque eroe del cinema di cassetta, come si diceva una volta. Non mi lamento mai quando si parla di derive del cinema, prendo quello che mi viene dato e a volte sono contento, altre volte rimango basito da certe cazzate improponibili. E' una cosa normale. In questo caso, rimango perplesso, nel senso che questo vengeance movie non è terribile ma neppure una cosa per cui strapparsi i capelli, e ciò può non essere un male, ma a conti fatti, neppure un bene. Mi piacciono molto i film di azione, li ho sempre apprezzati, ne ho visti un fottio (come del resto tutti quelli della mia generazione) e cerco ancora di vederne il maggior numero possibile, ma devo anche ammettere che durante la visione di "I Am Wrath" sono stato colpito da un virulento attacco di rottura di coglioni. Una grave malattia. 

Dunque, Stanley Hill (Travolta, ma che ve lo dico a fare) si ritrova con la moglie (Rebecca De Mornay in versione toccata e fuga) in un parcheggio quando un gruppo di delinquenti li prende di mira, ferendo lui e ammazzando lei. Le autorità al solito non servono a un cazzo per cui Travolta decide di agire per conto suo. Si, solo che si scopre che John è in realtà una specie di ex-killer figlio di puttana con un compare al seguito, Chistopher Meloni (che nel film fa il barbiere), per cui i due non si sbattono più di tanto a fare il culo agli assassini. Segue rappresaglia e una sottotrama fanta-politica che dovrebbe giustificare l'ira biblica del vecchio John, che sembra incazzato quanto l'orso Fozzie, visto che il vero bad ass della situazione è il sempre bravo Chris Meloni, l'unico del cast a sembrare realmente convinto. Fine.

Che cazzo, non mi lamento, ma devo dire che a Russell non frega proprio più un cazzo di niente, anzi, il suo film finisce per essere una cosa così anonima da sfigurare rispetto alle produzioni di Roel Reiné, uno che almeno ci mette del suo quando si tratta di girare cazzate per il mercato video. Tutto il contorno di mazzate, sparatorie, coltellate che pure è presente, rimane così soffocato da una regia veramente svogliata e priva di pathos da sfiorare quasi il masochismo. Non terribile, però che palle. E meno male che non volevo lamentarmi.  Vabbè, Bluray qui. INTERPRETI: John Travolta, Christopher Meloni, Amanda Schull, Rebecca De Mornay, Sam Trammell, Luis da Silva.




lunedì 6 giugno 2016

UN LIEBSTER OSCENO



Non ho mai avuto molta dimestichezza con i riconoscimenti del web, anche perchè non ne ho mai ricevuti. Devo però ammettere che mi ha fatto molto, molto piacere ricevere questo Liebster Award da Ivano Landi, che non mi aspettavo per un cazzo. Quindi, il piacere è stato doppio. Poi, non si può sempre fare gli orsi. Per cui ecco qua un bel Liebster Award.



Vediamo di fare le cose per bene (più o meno) senza farsi sempre riconoscere.

1) Dunque, il primo punto prevede il ringraziamento per la nomination e ripeto la battuta per quelli del loggione: mi ha fatto molto piacere essere citato da Ivano Landi, quindi grazie infinite. Per me è stato un vero onore, senza scherzi.

2) Per il blog da promuovere, che dire, non ne ha sicuramente bisogno, ma seguo da anni "I'm in a Jess Franco State of Mind" di Robert Monell. Il titolo parla da solo.

3) Rispondo alle domande di Ivano:

1. Tra le culture extra-europee tuttora esistenti nel mondo quale vi attrae di più?

Tutto quello che ha fatto Castaneda, più o meno. Ma i Deadheads valgono?

2. A istinto, quale pensate che sia il vostro spirito animale o animale-totem?

Devo rispondere per forza il gatto. Anche se sospetto sia lo stercorario.

3. Qual è la vostra poesia del cuore, se ne avete una?

Non ne ho una.

4. Qual è la vostra canzone del cuore?

Ahi, ne ho un botto. Direi "Ripple" dei Dead.

5. Quale sarà la prossima rockstar a tirare le cuoia nel 2016?

Già c'è stata una strage. Non so, spero non sia John Carpenter (anche se non vale) perchè devo andarlo a vedere a Torino. Speriamo.

6. Domanda tris: l'ultimo libro che avete letto? Quello in corso di lettura? Il prossimo che avete in programma di leggere?

Ho riletto con grande goduria "Maledizione Fatale" di Skipp&Spector. Sto leggendo "Live Girls" di Ray Garton e poi "Best New Horror" (1990) a cura di Stephen Jones e Ramsey Campbell.

7. Domanda tris n.2: Quale personaggio letterario vorreste aver inventato voi? Quale cinematografico? E quale dei fumetti o cartoni animati?

Vabbè, Max Dembo. Johnny Wadd o Jena "Snake" Plissken. Vampirella o Muttley.

8. Se vi fosse concesso di realizzare un film tratto da un romanzo, quale opera letteraria scegliereste di adattare per il grande schermo?

"Slob" di Rex Miller.

9. Qual è il libro che vi è più piaciuto ricevere in regalo nella vostra vita?

"Il Giovane Holden" e "Come una Bestia Feroce".

10. Per conoscere nuovi blog o blogger mi affido soprattutto a...?

Al caso.

11. Vi trovate, per vostro piacere o penitenza, a volere o dovere indossare i panni della cosplayer. Che personaggio scegliete?

Cicciolina.

4) Scrivere qualcosa su di me. Qui, la facciamo breve. Ho studiato lingue, poi ho cominciato a studiare cinema, mi hanno infilato in una stanzetta a mettere in ordine il girato video per il montaggio, mi sono subito rotto i coglioni da bravo imbecille e mi sono ritrovato a studiare proprio un'altra cosa. Non avessi mai visto "Cocktail" al cinema. Poi ho fatto una serie impressionante di cazzate. Moltiplicate. Ora sono più tranquillo.

5) Anche qui, la faccio breve. Io vado sempre dalle stesse parti, da Nick, Giuseppe, Andrea ora da Ivano, da Death, anche se commento poco o mai. Per i blog da premiare, guardate il blogroll. Anche se molti saranno inorriditi. Però devo segnalare per forza Tippy La Hostess, Chiara e Michelle, che mi piacciono un casino.

6) Io non vi faccio domande e voi non mi raccontate bugie. No, vabbè, proprio non lo so.

Thanks!!!












venerdì 3 giugno 2016

NEIGHBORHOOD WATCH (2005) Graeme Whifler


Se vi piacciono i film in cui dei poveri sprovveduti vengono presi di mira da gentaglia della peggior specie, dovreste sguazzare come maiali nella merda in questo, sublime, "Neighborhood Watch" aka "Deadly End" di Graeme Whifler, autore che posso solo tentare di definire con le parole "pazzo" e "fottuto", tanto per rendere l'idea. O per non renderla affatto. Insomma, lui è quello che ha scritto "Dr.Giggles", ma vi consiglio di dare un'occhiata ai suoi video per The Residents e Renaldo and The Loaf, soprattutto l'ultimo che ha parecchie cose in comune con questo lavoro, rimasto il suo primo e unico lungometraggio.



Bob (Jack Huston da "Boardwalk Empire") e Wendi (Pell James, sull'orlo di una crisi di nervi)  si sono appena trasferiti nella loro nuova casetta. Nuovo lavoro per lui, nuova città, latte e miele, baci e abbracci e tanto sesso. Fin qui, tutto bene. Quello che va meno bene è che il vicinato sembra essere un covo di personaggi non proprio sani di mente. Forse pericolosi. La bella e bionda Wendi viene importunata dal tecnico della luce che, una volta respinto, le piscia sul muro prima di andarsene. Una coppia di vecchie cariatidi (il grande Terry Becker e consorte) si schianta con la macchina sul vialetto senza dare alcuna spiegazione. Lo stesso isolato appare come un campo di battaglia in cui gli alberi sono morti o avvelenati. Veramente un posto del cazzo. Ma i due sposini non hanno ancora visto nulla. C'è un vicino in particolare che li ha presi sotto la sua ala protettiva e non tarderà a dimostrare loro tutto il suo affetto con regali molto particolari.Ora, se state pensando ad una versione peggiorativa di "The 'Burbs" di Joe Dante, avete ragione, ma quello che Whifler riesce a mettere in scena è pura farina (o almeno speriamo sia farina e non qualche altra cosa) del suo sacco, un incubo nero e grottesco che più va avanti più si trasforma in un delirio con punte di disgusto e follia veramente degne di nota.



Si sorride in "Neighborhood Watch" ma non si ride. Guardate un pò quando Adrien Trumbull (un grandissimo e untuoso Nick Searcy, da "Justified") regala ai due giovani vicini una scatola di cioccolatini corretti con lassativo per cavalli che scatena una improvvisa e sconquassante corsa al cesso e non vorrete più accettare un cazzo di regalo da nessuno. Il ghigno malefico è proprio dietro l'angolo, ma la povertà e lo squallore dei mezzi e delle locations, in questo caso sono valore aggiunto e Whifler sa bene come giocare con lo spettatore, divertendolo e disgustandolo più o meno nello stesso tempo. Non è poco. Almeno per me, perchè non so a quanti possa piacere questo approccio "terroristico" e destabilizzante, soprattutto nel finale in cui il regista punta gli elementi a sua disposizione sul "prendere" e "lasciare" con un'orgia di automutilazioni e chirurgia fai da tè. Io prendo e considero "Deadly End" o come cazzo lo volete chiamare, uno dei migliori film degli ultimi dieci anni e Nick Searcy uno dei villain più detestabili e tristi che abbia avuto la fortuna di vedere. Al di là di una confezione apparentemente sciatta e televisiva. Non sarà certo un caso se al montaggio troviamo un certo David Rawlings. Dvd qui. INTERPRETI: Jack Huston, Pell James, Nick Searcy, Terry Becker, Anina Lincoln, James Kayten, Meredith Morton, Eileen Dietz.






giovedì 26 maggio 2016

ZATTERE, PUPE, PORCELLONI E GOMMONI (1984) Robert Butler



Con questo "Up The Creek" (1984) ovvero "Zattere, Pupe, Porcelloni e Gommoni" andiamo (o meglio, vado) a sbattere contro un caposaldo della mia gioventù sprecata, cioè le commedie goliardiche che tanto mi attiravano al cinema grazie e soprattutto a titoli e locandine che sembravano promettere sconcezze e zozzerie come se piovesse, quindi il danno era bello che fatto.



Qui, per entrare nello specifico, siamo alle prese con un prodotto ibrido, il risultato di una operazione chirurgica volta a creare un "mostro di Frankenstein" con pezzi presi da "Animal House", "Porky's" e "The Cannonball Run". Non a caso i protagonisti principali sono nientemeno che Tim Matheson (Otter in "Animal House"), Dan Monahan ("Pipino" Morris nella saga di "Porky's") e Stephen "Sogliola" Furst, indovinate da quale film. Non che mi fregasse qualcosa dei protagonisti maschi. La promessa era una bionda in bikini su un gommone e "Zattere..." cercava di mantenerla con le grazie (poco esposte) della bellissima Jennifer Runyon, che molti ricorderanno all'inizio di "Ghostbusters". Bei tempi, bastava un'ideuzza venuta molto probabilmente a Sam Z. Arkoff (che produceva) e via di green light per la sceneggiatura di Jim Kouf, uno interessante, già autore di "The Boogens" e "Class" e futuro sceneggiatore di "L'Ammiratore Segreto" e "Sorveglianza Speciale". Con questo cappellone (in senso introduttivo) non voglio dire che "Up The Creek" sia un capolavoro nel suo genere o una gemma dimenticata e sottovalutata. Anzi. Siamo più in territorio "senza infamia e senza lode" che dalle parti del cult movie tout-court, sebbene ad una più attenta visione (si, vabbè) il desiderio di rivalutarlo abbia preso il sopravvento rispetto ad una più severa disamina critica. No, ve sto a raccontà un sacco de fregnacce. "Zattere..." è quello che è, una pellicola derivativa che più derivativa non si può, salvata dalle performances di Tim Matheson e del cane Chuck The Wonder Dog, godibilissima ma assolutamente innocua nella sua leggerezza, voluta ed esibita, ma lontana anni luce dai prototipi ai quali si "ispira". 




Il plot, semplicissimo, è un pretesto per fondere l'umorismo da "college romp" con il genere "Wacky Races", mettendo un manipolo di zoticoni (gli improbabili universitari Matheson, Monahan, Sandy Helberg e Furst, praticamente un copia-incolla di Bluto Blutarsky) nelle condizioni di gareggiare in una farlocca "raft race", con tutte, ma proprio tutte le complicazioni del caso, militari imbecilli mutuati da "Stripes" compresi. Quindi, nulla per cui strapparsi i capelli, ma un'occasione per vedere sullo schermo una parata di volti noti e meno noti quai James B. Sikking, Robert Costanzo e il mitico John Hillerman di Magnum P.I. nel ruolo del rettore della Lepetomane University



E qui torniamo all'inizio. Se "Porcelloni" è un richiamo piuttosto preciso che lascia spazio a pochi dubbi, la "quota" di carnassa esposta in "Up The Creek" risulta deludente e forse pure una presa per il culo, tenuto conto della presenza di un figone da paura come Jeana Tomasina (o Tomasino), Playmate of the Month del novembre 1980. Non a caso il regista è quel Robert Butler, autore di una valanga di serie TV (Emmy per "Hill Street" nientemeno) ma anche de "Il Computer con le scarpe da Tennis" e "Spruzza, Spara e Sparisci", che non è un hard ma un produzione Disney  con Kurt Russell. Certo, è pure vero che non si può (o non si poteva) avere tutto e per l'educazione sessuale ai tempi c'erano pure i fumetti Squalo. Blu-ray qui. INTERPRETI: Tim Matheson, Jennifer Runyon, Stephen Furst, Dan Monahan, James B. Sikking, John Hillerman, Jeana Tomasino, Sandy Helberg, Julie Montgomery, Blaine Novak, Jeff East.






 

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