venerdì 18 novembre 2016

THEY DON'T CUT THE GRASS ANYMORE (1985) Nathan Schiff



L'avevo visto parecchi anni fa, questo "They Don't Cut The Grass Anymore". L'ho rivisto solo perché mi è capitato di ritrovare (per puro caso) il dvd Image Entertainment del 2004 e devo dire che è stato come ricevere un colpo in testa. Nel senso che mi è venuta un'emicrania mica da ridere, quasi come se Abel Ferrara mi stesse trapanando il cervello in stile "The Driller Killer". 

Nathan Schiff è noto nel circolo degli appassionati di chincaglierie anni ottanta tramite i suoi film no budget girati in Super 8 con quell'arroganza che hanno solo i giovani filmmakers senza soldi, cosa che non gli ha di certo impedito di girare una ventina di corti prima di compiere i sedici anni. Io tendo a preferire "Weasels Rip My Flesh" (1979) il suo primo lungometraggio incentrato su un branco di donnole mutanti, una cosa che puzza di Serie Z anche senza raccontare la trama con dovizia di particolari, e in misura minore "Long Island Cannibal Massacre" (1980), anche se temo che "They Don't Cut..." sia il suo film più "famoso" e apprezzato.

La storia dei due rednecks che massacrano yuppies come se non ci fosse un domani, potrebbe sembrare un semplice clone della febbre slasher allora imperante, ma ad una più attenta visione possiamo chiaramente notare come Schiff tenti di destrutturare il genere sconfinando nei territori del dadaismo più destabilizzante. Si, vabbè, vi sto raccontando un sacco de fregnacce, il film di Schiff non è di certo privo di un suo personalissimo fascino, ma lungi dall'essere quel capolavoro di cui si va parlando. Il problema principale è che la violenza che dovrebbe essere disturbante risulta alla fine una semplice provocazione che più che indignare, rompe i coglioni. Il punto di partenza è di certo il cinema osceno di H.G. Lewis, ma laddove l'exploitation pura risulta comunque uno spettacolo godibile pur nella rozzezza (o cialtroneria) della confezione, il cinema "povero" di "They Don't Cut..." azzera ogni possibilità di catturare lo spettatore con una messa in scena emicranica e sgradevole, non priva di sterzate nel delirio assoluto. Può partire il filmato:






Follia, demenza, tortura, omicidio. I due bifolchi vanno anche al cinema a vedere una sorta di blaxploitation debosciata e si lamentano perché il film è un insulto all'intelligenza dello spettatore. Tutto molto meta (anche decisamente avanti sui tempi, senza esagerare) ma non ce la faccio proprio. E dire che le cazzate su pellicola mi mettono sempre di buon umore; questo proprio no. Per alcuni è sintomo di genialità e Schiff non si fa nemmeno mancare un aggancio kubrikiano con il finale che vede i protagonisti (John Shimula, sodale del regista e Adam Berke, che sostituiva l'aficionado Fred Borges) rientrare nella società direttamente come yuppies. Dvd qui. Interpreti: John Shimula, Adam Berke, Mary Spadaro, Matt Zagon, Leanna Mangiarano, Maura Del Vecchio, Lynn Campagna.











4 commenti:

  1. Ottimo tentativo di giustificare la voglia di mettere sullo schermo qualche schifezza :D

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    1. Ahah, vero. Gli hanno pure dedicato una retrospettiva a Schiff, ha parecchi ammiratori, il ragazzo.

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  2. Nel mondo del Cinema servono anche personaggi come Schiff.
    Per fortuna nostra aggiungerei....

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    1. Una fortuna sfacciata, soprattutto vedere i suoi film uno dietro l'altro. Ma alla fine contribuisco sempre alla causa comprando i dvd import.

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