mercoledì 31 maggio 2017

CADDYSHACK (1980) Harold Ramis

Una vecchia recensione, troppo lunga e noiosa a dirla tutta, che ho ritrovato pubblicata da qualche parte del web. Non mi ricordavo nemmeno di aver scritto tutte queste cazzate.



Cosa si può chiedere di più ad un film? Puro distillato di comicità targata "National Lampoon" in grado di sfoderare un trio di protagonisti impagabili quali Chevy Chase, Bill Murray e il grande Rodney Dangerfield, stand up comedian di assoluto valore, praticamente sconosciuto in Italia, che si inventa letteralmente sul campo il ritratto di un imprenditore edile arricchitosi con le speculazioni e pronto a fare il suo trionfale ingresso nella società che conta. "Si inventa" perché sul set di "Caddyshack" l'improvvisazione è all'ordine del giorno, tanto che Bill Murray non ha una sola battuta scritta nel copione, anzi, nei sei giorni in cui è richiesto sul set improvvisa il 90% del materiale su cui costruirà la figura cultuale di Carl Spackler, l'aiuto giardiniere ossessionato dalla talpa che sta distruggendo il green del Bushwood Country Club.





Dopo il successo di "Animal House" (1978) di John Landis, secondo le parole di Harold Ramis, sceneggiatore del film insieme a Brian Doyle-Murray e Douglas "Doug" Kenney, i produttori 'ci stavano letteralmente aspettando fuori dalla porta', pronti ad investire dollari e risorse su questi anarchici umoristi rivelatisi anche una fonte di sicuro successo al botteghino. Il primo a proporre un'offerta seria a Ramis e Kenney è Jon Peters, forte di un contatto con Mike Medavoy dell'Orion Pictures. Naturalmente ad una prima riunione di sceneggiatura per il nuovo progetto, Kenney se ne esce con una cosa come 'una fantasia acida buddhista da intendersi come parodia della spiritualità New Age', mentre Ramis si controlla proponendo 'una satira sociale sul Partito Nazista Americano in marcia su Skokie, Illinois'. I due produttori rimangono basiti. Fortunatamente a Kenney vengono in mente gli aneddoti dell'amico Brian Doyle Murray (fratello di Bill) sulle sue esperienze da caddie presso l'Indian Hill Club a Winnekta in Illinois, in cui cominciò a prestare servizio dall'età di 11 anni. Medavoy accetta e il contratto è pronto (una cosa ora impensabile nell'industria cinematografica statunitense); Ramis dirige, Kenney produce e Doyle-Murray viene accreditato in sceneggiatura e partecipa nel ruolo del Caddie Master.

Tutto bene. Ci vuole comunque una star che richiami il pubblico, ma è cosa che si risolve in un batter d'occhio. Chevy Chase, amico di Kenney, accetta con grande piacere il ruolo del playboy-campione-filosofo Ty Webb, che gli permette di portare sullo schermo quello che sa fare meglio, cioè Chevy Chase. Ma il botto Kenney e compagnia lo fanno quando si assicurano la presenza di Rodney Dangerfield (Jacob Cohen, 22 novembre 1921 - 5 ottobre 2004), grande comico di origine ebrea che cominciò la carriera sostituendo all'ultimo minuto un numero durante l'Ed Sullivan Show, diventando poi presenza fissa in "The Dean Martin Show" e nel "Tonight Show". Dangerfield è uno di quei comici la cui sola presenza fisica basterebbe a riempire lo schermo, poi comincia a parlare e diventa un fiume in piena di cazzate, insulti, parolacce sciorinate con una naturalezza ed una velocità che si rimane incollati allo schermo a fissarlo nonostante indossi degli abiti che fanno sanguinare gli occhi. Al Czervik è tutto questo e forse anche qualcosa in più, non a caso Oliver Stone ingaggiò il buon Dangerfield per il ruolo del padre di Juliette Lewis in "Natural Born Killers" in quel magnifico segmento in cui il film si trasforma in una sit-com debosciata. Originariamente previsto come ruolo secondario, Dangerfield davanti alla cinepresa è inarrestabile e Ramis si rende conto che è bene continuare a girare quando Rodney è in palla, specialmente durante la sequenza della cena presso il country club.

Stesso discorso per il prode Bill Murray, in preda ad una febbre recitativa che gli permette di trasformare il giardiniere Carl Spackler nel suo giardiniere, il giardiniere dei giardinieri, un pazzo drogato, ubriaco, forse pericoloso, con sogni di gloria su un'improbabile carriera da campione di golf, una sorta di reduce di guerra ammazzatalpe che brucerebbe volentieri tutto il campo da golf e i suoi soci. Donne escluse. Che dire poi della sequenza spettacolare in piscina, zenith della comicità dissacrante del gruppo di Kenney, con l'arrivo dei caddies che si buttano in acqua come se non l'avessero mai vista prima. Cazzari, sguaiati, irrispettosi. Ad un certo punto salta fuori un Baby Ruth, dolce al cioccolato dall'aspetto inequivocabile; per scherzo un giovane lo butta nella piscina gremita. Colonna sonora tratta da "Lo Squalo" e soggettiva del "corpo estraneo" che si fa strada tra i natanti. Chi lo nota per primo, naturalmente lo scambia per l'unica cosa per la quale potrebbe scambiarlo, un gran bel pezzo di merda  galleggiante depositato da qualche simpaticone. Segue diaspora con urla di panico e di terrore. Chi se non il prode giardiniere Carl Spackler verrà incaricato di ripulire la vasca? E così sia, ma quando il nostro raccatta il corpo del reato non può esimersi dall'annusarlo prima per poi addentarlo con grande soddisfazione. Il tutto davanti agli occhi orripilati del Giudice Elihu Smails (il vecchio Ted Knight di "Mary Tayler Moore").


Non certo materiale per gli amanti della comicità sofisticata, ma è proprio questo il tratto distintivo di un film come "Caddyshack", andare controcorrente e rivelare i vizi e le ipocrisie dell'American Way of Life, dipingendo un microcosmo come quello del Country Club in cui quotidianamente convivono meschinità, antipatie, invidie e rivalità, in particolar modo tra i ricchi tromboni capitanati dal giudice Smails e il gruppo di perdigiorno "con classe" rappresentati dal playboy Ty Webb. In mezzo il gruppo dei caddies, vera e propria categoria a parte, che vivono ai margini pur essendo parte integrante e fondamentale della vita del country club. C'è chi è più ambizioso di altri, il Danny Noonan portato sullo schermo dal bravo Michael O'Keefe, chi pensa solo al pelo (Scott Colomby as Tony D'Annunzio), chi solo alle scommesse (Brian Doyle-Murray, tra l'altro nel film partecipano altri due fratelli del clan Murray, John e Ed) e chi se ne frega allegramente di tutto, a parte le grazie generosamente esposte dalla nipote del giudice Lacey Underall (una notevole e biondocrinita Cindy Morgan).

La sceneggiatura di Kenney, Ramis e Doyle-Murray prevedeva una maggiore esposizione di O'Keefe, Knight e Colomby, letteralmente oscurati sul set dalle improvvisazioni di Chase, Dangerfield e Murray (i produttori chiesero espressamente di dare più spazio alla lotta tra l'uomo e la talpa), creando non pochi dissapori tra gli attori. Ramis (successivamente alla regia del capolavoro "Groundhog Day" sempre con Murray) non è mai rimasto soddisfatto del risultato finale, nonostante lo statuto cultuale acquistato nel corso dei decenni. Secondo il regista (al suo esordio) probabilmente alcune scene avrebbero potuto essere meglio concepite. Si, certo, anzi probabile, ma non ci si dimentichi del set "movimentato", tra fiumi di alcol e chili di cocaina, con Kenney e Chase a guidare le danze e improvvisazioni a go go, quasi come se il film si scrivesse da solo.

Girato per 11 settimane nell'autunno del 1979 presso il Rolling Hills Golf Club a Davie, Florida e per le scene della cena e del ballo on location al Boca Raton Hotel and Club a Boca Raton, Florida, "Caddyshack" raccoglie storie e personaggi in gran parte ispirati a persone realmente incontrate sui campi da gioco (la coppia di vecchi rincoglioniti, la camerierina interpretata dalla bella Sarah Holcombe, la squinzia di Pinto in "Animal House") anche la scena della piscina. In una produzione talmente "scombinata", le cose migliori saltano fuori per caso. La scena tra Chase e Murray viene decisa un giorno a pranzo con il regista, non essendo presente nello script originario (i due avevano duramente litigato durante una puntata del "Saturday Night Live" in cui Chase ritornava come ospite, Bill Murray aveva infatti preso il suo posto nella seconda stagione dello show sostituendolo di fatto); la scena che ha per protagonisti Cindy Morgan e Chevy nel priveé di quest'ultimo è quasi totalmente improvvisata, vedi la canzone alla tastiera e il momento in cui Chase massaggia la Morgan, visibilmente sorpresa dalla performance del collega; tutto il famoso monologo di Bill Murray "Cinderella story..." mentre colpisce i fiori nell'aiuola è farina del sacco dell'attore. La scena dell'esplosione finale fu girata senza il permesso dei proprietari del campo, convocati dalla produzione ad una fantomatica riunione "aziendale". Una volta partiti, la troupe fece detonare le cariche, che, guarda caso, attirarono l'attenzione di un pilota, il quale prontamente avvertì il Fort Lauderdale Airport pensando ad un incidente aereo.

Le scene con protagonista la talpa (in realtà una specie di marmotta) furono ultimate a riprese ormai finite, con la supervisione di Rusty Lemorande e la marionetta concepita da Jeff Burke, uno dei principali designer del Disney Park. La talpa rimase per diverse settimane nell'ufficio di Lemorande, con Kenney, Peters e Ramis a giocarci come ragazzini. In post produzione l'equipe di John Dykstra si occupò di tutti gli effetti speciali, comprendenti tutti i movimenti del pupazzo, nonché i tunnel in cui lo stesso fugge. Gli effetti sonori utilizzati per la talpa furono gli stessi impiegati per il telefilm "Flipper". Il pezzo portante della colonna sonora, ballato con gusto dalla talpa all'inizio e alla fine è "I'm All Right" del grande Kenny Loggins, ex della premiata ditta Loggins e Messina, avviato pure verso i trionfi di "Footloose" e "Top Gun".

Sembra che tutto vada liscio. Ma il rovescio della medaglia è proprio dietro l'angolo. Doug Kenney, il talentuoso umorista, il creatore del "National Lampoon", l'autore di "Animal House", si lancia in una pericolosa gara di resistenza con alcol e droghe. Già durante il montaggio della pellicola, la situazione sembra degenerare. Alla conferenza stampa che segue il primo screening del film, le reazioni non sono delle migliori. In più Kenney si presenta fatto e ubriaco, tanto da mandare tutti a fare in culo. Qualcuno suggerisce una vacanza anti-stress. Chevy Chase porta via l'amico, prima qualche settimana al Vic Braden's Tennis Camp e poi in direzione Hyatt Regency a Maui, Hawaii.
Dopo qualche tempo anche la fidanzata di Kenney, Kathryn Walker (poi si vedrà ne "I Vicini di Casa" di John G.Avildsen con John Belushi e Dan  Aykroyd) arriva alle Hawaii, ma le cose non sembrano andare molto bene. Chase deve ripartire, così come poco dopo pure la Walker. Kenney rimane solo. Chiama Brian Doyle Murray, sembra deluso e, soprattutto, si sente in colpa per l'ipotetico insuccesso del film (che insuccesso non sarà alla fine). Chiama la fidanzata, le dice che sarà di ritorno entro il Labor Day. Contatta anche l'amico Chevy Chase, chiedendogli di ritornare qualche giorno alle Hawaii. Fin qui, tutto bene. Tre giorni dopo l'attore riceve una chiamata che gli comunica che l'amico non si trova.

Non può che finire male. Il 31 agosto del 1980 il corpo senza vita di Douglas Kenney  viene ritrovato in fondo all'Hanapepe Lookout sull'isola di Kauai. Morto sul colpo. Pare che la morte risalga a tre giorni prima. Ha lasciato le scarpe sul ciglio del precipizio, il vecchio Doug, ammiccando ad uno scherzo di Chase che, sul balcone dell'albergo, piazzò i suoi stivali da cowboy, facendo finta di essersi buttato di sotto, lasciando come ricordo solo un paio di calzature. 'Questi giorni sono i più felici che io abbia mai ignorato', scrive Doug su un foglietto di carta ritrovato nella sua stanza d'albergo.

Un mese prima il 25 luglio 1980, "Caddyshack" era uscito sugli schermi statunitensi in 656 sale, incassando $3.100.000 durante il week-end d'apertura. Ne guadagnerà 39.846.344 complessivamente, non disdegnando di diventare pellicola di culto negli States e oltre, Italia esclusa ovviamente (in Danimarca, l'unico altro paese in cui effettivamente il film ebbe un grande successo, fu alleggerito di ben 20 minuti per mettere in risalto il ruolo di Bill Murray). Niente male per un filmetto di poco conto, quasi improvvisato e ideato da personaggi che festeggiavano una sera si e l'altra pure durante le riprese. Dopotutto Doug Kenney aveva studiato ad Harvard. Mica cazzi.

Consigliatissimo, come tutta l'opera di Douglas Kenney, ma che ve lo dico a fare. Ah, consigliati pure i film con Rodney Dangerfield, anzi "A Scuola con Papà" ("Back To School", 1986) di Alan Metter con Keith "Christine" Gordon e un giovanissimo Robert Downey Jr., prossimamente su questi schermi. Speriamo. Buona visione.



Douglas Kenney 10 dicembre 1946 - 27 agosto 1980
Rodney Dangerfield 22 novembre 1921 - 5 ottobre 2004

Originariamente pubblicato il 23 novembre 2011.


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